Lettori fissi

venerdì 24 novembre 2017

"L'avviso dei corvi" di Raquel Villaamil



L'avviso dei corvi, di Raquel Villaamil, ed. Babelcube Inc.
Genere: Fantasy, Paranormal
Pagine: 291
Prezzo: €2,65 (ora in promozione a €2,23)
Formato: eBook
Data di uscita: 28/10/2017
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Trama:
Brigit fa ritorno alla sua città natale in cerca dell'unico parente che le rimane: sua nonna. Dei pochi ricordi che conserva, non rimane quasi niente nella semi-abbandonata cittadina di Ballymote. Le strade, le case e la foresta nascondono dei segreti che sembrano risalire ai tempi in cui dalle leggende nacque qualcosa di reale, di mostruoso.
Brigit dovrà trovare tutte le risposte, scavare a fondo nei suoi incubi e scoprire la verità in un mondo che non è più il suo e che si rivela tra le ombre quando avvisano i corvi.

Estratto:
In quell'istante arrivò in volo un grande uccello, nero come la notte. Mi guardava fisso negli occhi.
Era un corvo.
Rimasi immobile per qualche secondo nell'attesa di vedere cos'avrebbe fatto, immersa nel silenzio, a parte per il suono ritmato del pendolo di un orologio e del mio stesso respiro.
E poi il corvo gracchiò. Con le pupille ancora puntate sulle mie, fermo, impassibile. Pian piano, come quando ci si sveglia da un sogno, mi resi conto dell'assenza di rumore, come se avessi avuto le orecchie tappate dall'acqua, come se fossi stata dentro una bolla. L'orologio muoveva silente le sue lancette, mentre il corvo era ancora quieto. Il mio respiro, al contrario, iniziò a farsi affannoso.
La luce proveniente dalle varie lampade sulle pareti ebbe un tremito. Iniziai a tornare sui miei passi. Quando fui vicino alla sala musica, tutto divenne buio.
Cercai gli interruttori, ma nessuno funzionava.
Fu allora che mi accorsi di un particolare. Non ero sola nel corridoio.

La ragazza dagli occhi tristi, di Noelia Hontoria, ed. Babelcube Inc.
Genere: Romanzi rosa
Pagine: 150
Prezzo: formato eBook €2,65 (ora in promozione a €2,23), formato cartaceo €12,81
Data di uscita: 22/04/2017
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Trama:
Il grande Joaquín Sabina si chiedeva in una delle sue canzoni: “Come fuggire quando non rimangono isole per naufragare?”. Per Adriana, la piccola isola di Malta rappresenta la sua seconda e ultima opportunità per ricomporre i pezzi della sua vita infranta. Fuggendo da un passato che non smette di tormentarla, una mattina di ottobre fa le valigie e si imbarca pronta a ricominciare da zero. Un tutto o niente dove VIVERE sarà sempre la sua unica meta.

Estratto:
La vita aveva in serbo per lei un altro destino: scelse altre strade e passò dall’essere un’adolescente felice alla marionetta di chi, capricciosamente, muove i fili della nostra vita. Chi è che decide chi merita di vivere una vita bella e chi verrà risucchiato in un’esistenza segnata dalle ombre? Siamo noi che, tramite le nostre azioni, decidiamo il nostro futuro o esiste davvero un destino scritto per ognuno di noi a partire dal momento in cui veniamo al mondo?

La ragazza non conosceva la risposta a questa domanda che si ripeteva tutte le sere, però un bel giorno decise che era giunto il momento di scendere da quel treno che aveva già deragliato molto tempo prima. Se ne andò. Fuggì per la finestrella del bagno dei passeggeri, come i codardi, attraversò le strade, cambiò stazione e poi anche mezzo di trasporto. Era arrivato il momento di distaccarsi da tutto ciò che la legava alla sua vita precedente: famiglia, amici, città... Creò una scatola dei ricordi e ci mise dentro ciò che le stava più a cuore. Quel tipo di oggetti che non avrebbero alcun valore in un mercatino dell’usato, ma che per lei in quel momento erano tutto il suo mondo. Scelse le sue foto preferite con estrema cura, assicurandosi di non apparire in nessuna di esse. Chiuse la scatola e della chiave ne fece un ciondolo. Credeva nel potere degli amuleti e, se voleva ricominciare da capo e riscrivere la sua storia, ne avrebbe avuto bisogno.

martedì 21 novembre 2017

"All'ultimo minuto Quattro persone, una sola storia, una corsa contro il tempo'" di Barbara Ann Parker


'All'ultimo minuto 'Quattro persone, una sola storia, una corsa contro il tempo' 
di Barbara Ann Parker

Quel giorno a New York
Confusione.
Odori.
Echi di grida lontane in varie lingue che si sovrapponevano fra loro sino a creare un'incredibile cacofonia di suoni, fondendosi in un’unica musica.
Gente allegra, disperata, indifferente.
Persone che sfrecciavano una accanto all'altra, senza sentirsi, senza vedersi.
New York.
Serpeggiava per la città un senso d'aspettativa.
Lo si vedeva nei volti e nelle espressioni ansiose della gente che come un fiume in piena arrivava in città da ogni parte e con ogni mezzo. In pullman, in treno e in autostop, a piedi o ammonticchiati in maniera inverosimile in un'unica macchina, avevano sommerso la città riempiendola di suoni e di musica, di colori e voci.
La Grande Mela se ne stava mollemente sdraiata a osservare il brulicare della gente. 
Come ogni grande e affascinante donna, mostrava due facce a chiunque osasse rivolgere lo sguardo su di lei.
Di giorno sporca, frenetica e implacabile come un enorme pesce, divorava chiunque non fosse abbastanza forte da combatterla e tenerla al laccio mentre tentava disperatamente di sopravvivere.
Di notte, invece, sinuosa come un serpente si srotolava e cambiava pelle, si trasformava, si vestiva di luci e colori, neon e insegne ammiccanti che chiamavano, invitavano, stregavano.
Tutte le donne illuminate da quelle luci, sia che fossero dell'alta società sia lucciole della notte, sembravano tutte più belle, vestite di colori brillanti e strass splendenti.
Tutte insieme, grandi e piccole, belle e brutte, buone o cattive, si fondevano per formare l'unica grande incomparabile donna che era New York.



In quei giorni i bagarini facevano affari d'oro perché i biglietti per la partita dell'All-Star Game erano ormai pressoché introvabili. Quelli venduti ufficialmente erano ormai finiti da tempo e i bagarini erano rimasti l'unica speranza di trovarne miracolosamente qualcuno, anche se a prezzi assolutamente inaccessibili per la maggior parte della gente.
Erano pochi infatti quelli che potevano permettersi di spendere quelle cifre, gli allibratori clandestini sembravano impazziti: tutti scommettevano quello che avevano, che non avevano o che avevano rubato.
New York poteva sembrare un immenso acquario di cristallo nel quale, come tante specie di pesci, le persone tutte diverse si muovevano in continuazione. 
Chi si era trovato improvvisamente senza il lavoro che gli permetteva di vivere dignitosamente, avendo perso in uno schiocco di dita la casa e la famiglia, vagava mendicando con lo sguardo perso nel vuoto. Altri erano veri vagabondi che come indirizzo avevano un piccolo tratto di marciapiede, difeso strenuamente dalle invasioni di chi, come loro, riconosceva subito il posto dove poter raggranellare qualcosa con più facilità.    
Giovani, che coltivavano solo un desiderio di fuga e oblio oramai schiavi di droga e alcool, riempivano le strade alla continua, impossibile ricerca di qualcosa che non avrebbero mai trovato.
Accanto a questa umanità disperata sfrecciavano i lavoratori: li si poteva riconoscere facilmente, gli uomini in completi chiari di cotone o lino con il bicchiere del caffè in una mano, che con il cellulare nell’altra fissavano appuntamenti di lavoro. Le donne, in abiti interi o tailleur, per poter camminare veloce indossavano scarpe da ginnastica, che stridevano con l'eleganza dell’abbigliamento: le décolleté con il tacco alto e sottile erano ben conservate nella capace borsa portata con disinvoltura a tracolla. Il cambio sarebbe avvenuto in ufficio.
Poi c'erano 'le donne’, quelle che in abiti costosissimi scendevano da macchine lussuose, guidate da autisti che rimanevano ad aspettarle pazienti mentre svolgevano quelle incombenze considerate necessarie per il loro stile di vita, come lo shopping. Occorreva avere sempre un abito nuovo per ogni occasione mondana, per le uscite con le amiche o per gli incontri volti a organizzare serate di beneficenza in cui la carità era l'ultimo dei pensieri. Per queste serate bisognava per prima cosa trovare la location adatta, organizzare una cena strepitosa e invitare le persone più importanti e più facoltose, e il successo di questi eventi, più mondani che sociali, dettava le regole della permanenza nella società più esclusiva.
Sul fondo c'erano tutti gli altri, la gente comune, quella che combatteva ogni giorno con i problemi che la vita portava con sé.
In quel periodo dell'anno tutti speravano, tutti aspettavano che qualcosa cambiasse. Qualsiasi cosa.
Il mese di giugno per le grandi città come new York era sempre un periodo molto particolare: finalmente era finito l'inverno, stagione nella quale la mancanza di soldi e la perdita di un lavoro pesavano molto di più. La pioggia, la neve o un cielo uggioso rendevano tutto più difficile. Quando arrivava giugno, praticamente non cambiava nulla, la mancanza di soldi era sempre in agguato, il lavoro perso non era stato ancora trovato, ma il cielo terso e gli odori dell'inizio dell'estate rendevano gli animi più disponibili ad accettare gli aspetti negativi e a combattere con più forza contro le avversità.
Per rendere lo scorrere delle giornate meno triste, c’era chi sognava qualcosa che gli cambiasse la vita, chi, più attaccato ai sogni che all’azione, fantasticava di trovare per strada un portafoglio ben fornito, che gli avrebbe consentito di trascorrere qualche giorno da leoni senza pensare al futuro.
Anche i borsaioli speravano di trovare qualcosa di più oltre ai soliti pochi spiccioli, che grazie a quelle mani quasi magiche sparivano dalle borse o dai portafogli.
Speravano, sognavano di trovarvi un biglietto per l’All-Star Game, in quei giorni era quello il premio più ambito, il sogno più irrealizzabile.
Tutti attendevano il 15 luglio.
Durante il consueto campionato di baseball, il secondo o terzo martedì di luglio si teneva una partita speciale, l’All-Star Game, alla quale partecipavano i migliori giocatori della National League e dell'American League. Durante il campionato l’obiettivo di ogni giocatore era partecipare a quell'incontro, ogni anno cambiava la città che lo ospitava e quell'anno toccava a New York: si sarebbe svolto allo Yankee Stadium.
Tutta la città era pronta a godersi lo spettacolo.
A parte i tifosi più scatenati, alla maggior parte delle persone poco importava chi avesse vinto o perso.
    A loro occorreva solo una valida scusa per festeggiare e riscattare un lungo e freddo inverno, che per molti era stato pieno di rinunce e di privazioni e quella partita era il mezzo perfetto per riprendere a sognare, a sperare che qualcosa potesse cambiare.       

Lui arrivò
Bert Lewis, partito da un paesino della contea di Allegheny, zaino in spalla, arrivò a New York con uno dei tanti pullman che a tutte le ore vomitavano un'incredibile orda di persone.
Era alto, la corporatura snella, e lo sguardo chiaro dietro le spesse lenti da miope era dolce e indifeso, tanto da farlo sembrare molto più giovane dei suoi quarant'anni.
Mentre camminava lo zaino iniziò a pesargli e aveva la camicia appiccicata alla schiena per il sudore, ma non poteva chiamare un taxi. 
Dopo aver cercato a lungo trovò ciò che voleva, una pensioncina economica e periferica dove nessuno avrebbe visto o chiesto niente.
Fissò una stanza, pagò per i primi tre giorni, lasciò il suo esiguo bagaglio e uscì per andare a mangiare un boccone. Entrato in un bar, si sedette a un tavolino, del tutto indifferente a quello che lo circondava.
Come un automa ordinò a una cameriera dall’aria apatica una tazza di caffè e il piatto del giorno, un indicibile polpettone con verdure.
Con lo sguardo fisso nel vuoto, incurante della gente e del rumore che lo circondava mangiò e bevve il caffè stantio senza sentire alcun sapore.
Ritornò alla pensione e si stese sul suo letto.
Fuggiva da un mondo popolato solo dal nero e dal grigio, fuggiva dal dolore, dalla sofferenza, dal ricordo, ma l'incubo che da tempo ormai lo ossessionava si ripresentò implacabile alla sua mente……


martedì 31 ottobre 2017

"Silix" di Emanuela Riva



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Trama Silix:
Romanzo Autoconclusivo

Siamo in un mondo nel quale l'infelicità si propaga di cuore in cuore come un parassita. La specie umana sopravvive solo per merito dei Silix, creature della pioggia che vivono in un mondo parallelo al nostro, con il compito di incorporare l'infelicità degli uomini.
Il Re dei Silix, per salvare la donna che ama, ordina a Mily, la più giovane tra i Silix e legittima erede al trono come sua regina, di andare sulla Terra per incorporare la tristezza di Eric, che si trascina dietro un passato fatto di abusi e violenze.
Estratti:
Eric: Non ero una persona da amare, perché io stesso non ero più in grado di dare amore al prossimo, soprattutto di darlo a me stesso. Mi odiavo nel profondo. Se non fossi mai esistito, molto probabilmente mia madre sarebbe stata ancora viva. Io l'avevo uccisa. Io portavo solo dolore.
Guardai Jem che aveva il viso rigato dalle lacrime, sentendomi subito uno stronzo. Che cosa mi era preso? Quando si voltò correndo in direzione delle sirene di Scotland Yard, mi pietrificai. Avrei voluto seguirla, rapirla tra le mie braccia per chiederle di perdonarmi e di restare con me. Ancora una volta avevo rovinato tutto.


Mily/Jem: Una lacrima solitaria scese silenziosa a rigarmi la guancia. Speravo con tutta me stessa di poterlo rivedere, immergermi nel color cioccolato dei suoi occhi, di sentire il suo respiro caldo su tutto il mio corpo. Volevo riprovare quel sentimento che tutti gli umani chiamavano Amore. Da poche ore il destino ci aveva separato e già mi mancava terribilmente. Non mi aveva rincorsa, però. Poteva significare che di me non gli importava niente. Forse era meglio così. Anzi, non avrei mai dovuto provare certi sentimenti per un umano. Dovevo dimenticarlo. Non potevamo stare insieme e vivere come una semplice coppia. Lui sarebbe impazzito per colpa mia, di quello che sono.

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