Lettori fissi

sabato 24 novembre 2018

"REVOLVER Pasìon Rebelde" di Aura Conte e Connie Furnari




REVOLVER Pasìon Rebelde
Genere Dark Romance
Romanzo autoconclusivo in volume unico
Link d'acquisto: REVOLVER

Due innamorati segnati dalle stelle, non possono sfuggire al loro destino. Antonio è un ribelle scapestrato, ansioso di vivere la sua vita, ma tormentato dal proprio passato: lui è l’unico figlio maschio di Rafael Guerrera, el Jaguar, l’uomo che ha conquistato Miami e ha costruito un impero, dopo la sua ascesa nel mondo della criminalità organizzata.
La fama del padre è un peso troppo grande da sopportare, soprattutto perché la lotta contro i Gonzales, nemici giurati del clan Guerrera, non è ancora finita.
Teresa Gonzales, bella e determinata, è un’anima dannata e perduta, decisa a vendicare la morte della madre, avvenuta sotto ai suoi occhi quando era soltanto una bambina, a opera del clan avversario.
L’incontro tra Antonio e Teresa è esplosivo, due anime ribelli destinate da sempre a incontrarsi. La passione sfocia in un turbine di amore, violenza e morte.
La loro, è una storia d’amore impossibile, ostacolata dall’odio fra le rispettive famiglie e dal loro passato, che entrambi non possono dimenticare.
Miami si tinge ancora una volta di eros e sangue.

REVOLVER Pasìon Rebelde è un Romance autoconclusivo, slegato dalla saga Pecador (scritta da Aura Conte e Connie Furnari a partire dall’Aprile 2017), e può essere letto come volume unico, anche senza aver seguito la serie principale.
È ispirato a Romeo e Giulietta, come Pecador, in chiave moderna, conservando comunque la passione e il romanticismo.
Il punto di vista di Teresa è descritto da Aura Conte.
Il punto di vista di Antonio è descritto da Connie Furnari.

PECADOR comprende:
1. Pecador Flor de Cuba (Aprile 2017)
2. Pecador Amor y Muerte (Marzo 2018)

Gli Spin Off (indipendenti dalla saga, volumi unici)
1. JAGUAR (Maggio 2017)
2. DAMAGED (Maggio 2017)

REVOLVER Pasìon Rebelde (Novembre 2018)




REVOLVER Pasìon Rebelde (stralcio)
Stavamo provando le stesse emozioni, la stessa paura per il nostro futuro. Teresa mi voltò le spalle, sospirando con tristezza.
La raggiunsi e la feci voltare, tirandola a me. La baciai, senza darle neppure il tempo di reagire.
Appena le nostre bocche si incontrarono, accadde tutto in modo automatico, come se fossimo due fiamme destinate a ricongiungersi.
Era così che mi sentivo, ogni volta che ero assieme a lei: un fuoco incandescente, che crepitava. Non avrei rinunciato a quella sensazione per nessun motivo al mondo, per la prima volta mi sentivo vivo.
Me ne fregavo di chi fossimo, dell’odio fra le nostre famiglie, della vendetta, di tutto quel lercio mondo che ci circondava. Dell’Inferno in cui eravamo cresciuti.
Io la amavo, più della mia stessa vita. E glielo dovevo dire.
«Ti amo» le sussurrai, piano.
Le chiusi ancora una volta la bocca con un lungo bacio, facendole sentire che era mia, e che nulla avrebbe cambiato ciò che provavamo l’uno per l’altra.



Aura Conte è nata a Messina nel 1983 ed è laureata presso la facoltà di Scienze della Formazione. Scrive libri multi-genere sia in italiano che in inglese, spaziando dai romanzi storici a quelli fantasy.
Non è sposata, non ha figli ma è dipendente da internet, social media e letture in lingua originale. Ha pubblicato il suo primo libro nel 2009 (“Purpureo Re-Birth”) e di recente, ha pubblicato in seconda edizione un suo romanzo storico “La sposa del capitano” con Libro/mania (progetto editoriale di De Agostini e Newton Compton).

I suoi contatti:
Sito ufficiale: auraconte.com

I suoi romanzi sono disponibili in edizione digitale e cartacea su tutte le piattaforme:
Google Play: /goo.gl/jgehgf
iTunes: goo.gl/65guLM

Connie Furnari è nata a Catania. Laureata in lettere, appassionata di cinema, pittura e film d’animazione, è un’autrice Rizzoli. Ha pubblicato con varie case editrici, in self publishing e ha vinto diversi premi letterari.
È una scrittrice multi-genere, predilige scrivere il fantasy e il paranormal, ma si dedica anche al romance, al thriller, alla narrativa per bambini e ragazzi, e ad altri generi letterari. Tutte le sue opere sono facilmente reperibili on line, sia in digitale che in cartaceo. Vive tra centinaia di libri e dvd, ed è presente nei social network. Ama leggere, disegnare manga, e dipingere quadri.

I suoi contatti:

I suoi romanzi sono disponibili in edizione digitale e cartacea su tutte le piattaforme:
Google Play: goo.gl/b47Hi6
iTunes: goo.gl/RcFDdh
Romanzi in edizione cartacea:  goo.gl/IWIeUD

venerdì 23 novembre 2018

"Rime che uccidono" di Claudia Torresan




Link d'acquisto: Amazon 

Improvvisamente la città di Roma comincia a tingersi di rosso. Questo a causa di atroci delitti. Diversi, certo, ma partoriti da un’unica mente diabolica e messi a segno da una sola mano. Cosa conferma si tratti di un seriale? Accanto ad ogni vittima si trova sempre una poesia in rima. Questa è la firma dell’assassino che ben presto viene battezzato il ‘killer poeta’.
Spetta al commissario Lupi svelare chi si cela dietro a tali crimini. In questa insidiosa indagine lo affiancano l’ispettrice capo Foresta, Il capitano Di Bella dei RIS e Erika, psicologa esperta nell’interpretazione del comportamento.
La poesia non è più un piacevole passatempo, ma diventa sinonimo di ansia, sconforto, terrore. Unico modo per farle riacquistare il suo antico ruolo, trovare il killer.

La passione per il thriller, prima la coltivavo leggendo e guardando lavori di altri. Poi ho capito che non mi bastava più. Avevo un bisogno irrefrenabile di scrivere e dar vita alle mie di creazioni. Nei miei romanzi non mancano mai due componenti fondamentali. L’accurata analisi psicologica di tutti i personaggi e le indagini della scientifica. Solo le prove convalidate dalla scienza sono in grado di descrivere correttamente le reali caratteristiche di un delitto. Io insinuo dei dubbi nel lettore, lo porto a porsi delle domande. Alla fine il cerchio si deve chiudere. Devono sparire i dubbi e le domande devono trovare risposta. Sempre.

Claudia Torresan è nata a Vigevano(PV), Italia.
Dopo aver conseguito un diploma in liceo classico, si è laureata in scienze biologiche.
I thriller psicologici che ha già pubblicato sono; Dietro la Maschera e La cruda verità del lago.

Stralcio:
Stava per afferrare di nuovo il cellulare, quando si era reso conto che in realtà quello che stava suonando era il fisso.

“Diavolo. Sto davvero dando i numeri!”
Aveva subito appoggiato il telefonino e afferrato la cornetta del telefono accanto a sé.
“Lupi.”
“Marco, sono Silvia. Posso raggiungerti un attimo? So che stai sudando sette camicie da quando lavori al caso Martire, ma temo sia successo qualcosa di grave. Mi hanno informata della morte di un uomo e pare ci sia sotto qualcosa di strano. Vorrei parlarne con te.”
“E’ morto un uomo? Ci mancava solo questa. Vieni, tanto in un’ora che sono qui non ho avuto ancora il tempo di combinare nulla. Ti aspetto.”
“Grazie. Arrivo subito.”
Questa non ci voleva proprio. Quella settimana era stata infernale da subito, ma quella giornata lo stava davvero mettendo a dura prova. Tanto valeva ritirare gli incartamenti a cui aveva cercato di mettere mano, tanto non ci sarebbe riuscito. Non per il momento.
“Posso entrare?”
“Certo, non vedevo l’ora che mi rifornissi di notizie fresche. Oggi ne avevo davvero bisogno.”
“Non avevo dubbi.”
L’ispettrice Silvia Foresta era davvero una ragazza in gamba. Pensare che per dieci anni aveva studiato danza classica, per poi ritrovarsi a camminare con grazia ed eleganza nei corridoi di un commissariato. Bruna, capelli corti, occhi castani dietro al vetro degli occhiali e uno sguardo sveglio che non ti lasciava il minimo dubbio: era una donna con gli attributi. Quando captava qualcosa che non le quadrava in un caso che stava seguendo non mollava la presa finché non aveva sbrogliato il bandolo della matassa. Non solo intuitiva, ma anche caparbia. Forse il suo unico difetto era che a volte era troppo pignola. Ma una ballerina di danza classica deve esserlo per forza. E col mestiere che faceva adesso in certi casi non si era certo dimostrato un difetto!
Si era seduta di fronte al commissario con un foglio in mano. I due lavoravano in quel distretto ormai da sei anni e lui era commissario da tre. Prima di lui la sedia su cui stava seduto in quel momento era stata occupata da un uomo che in quel commissariato aveva davvero dato l’anima. Quando aveva preso il suo posto nemmeno si sentiva all’altezza! Di certo non aveva le capacità per eguagliare un gigante nel suo mestiere come chi l’aveva preceduto. Ma col tempo si era dovuto ricredere. I colleghi avevano continuato a stimarlo come prima e avevano imparato a portargli il dovuto rispetto, visto che ormai era il loro superiore. E lui aveva dimostrato di sapersela cavare più di quanto lui stesso non si aspettasse.
“Allora, sentiamo. Cosa bolle in pentola?”
“Ha chiamato un signore stanotte, in seguito ad un incidente d’auto. Saranno state le tre più o meno.”
“E’ lui l’uomo di cui mi parlavi? E’ morto successivamente?”
“No, lui è quello che ha chiamato i soccorsi dopo l’incidente. Il signore è stato svegliato in casa da un forte rumore in strada. Dalla finestra di casa sua ha visto delle fiamme e ha subito chiamato la polizia. L’ambulanza è arrivata all’istante coi vigili del fuoco, ma per chi era alla guida pare non ci sia stato scampo. Una volta domate le fiamme il corpo è stato trovato già senza vita. I nostri uomini che erano di turno stanotte ci hanno riferito che la situazione è poco chiara, specie dopo le analisi della scientifica. Hanno anche accennato ad una strana busta trovata nei pressi dell’auto in fiamme. Il capitano Di Bella mi ha comunicato che sta arrivando dalla sede della scientifica per darci chiarimenti sul caso. Dice che le sorprese non sono poche.”
“Fantastico! Delle belle sorprese erano davvero quello che speravo arrivasse stamattina!”
“Non credo saranno belle.” lo sguardo di lei si era crucciato ancora di più.
“Non ricordarmelo. Senti, io ho bisogno almeno di un caffè.”
“Non sei già abbastanza nervoso?”
“No, voglio farmi del male. Mi segui alla macchinetta?”
“E sia.”
Si erano alzati in contemporanea e si erano diretti alla porta per uscire nel corridoio.
Di Bella non era un gigante, non era esattamente magro, non era nemmeno esattamente bello, nonostante il cognome che portava, ma nel suo mestiere non lo si poteva toccare.
“Ciao ragazzi.”
“Ciao Ennio. Siediti con noi e racconta tutto. Mi hanno accennato ad un caso poco chiaro.”
“Poco chiaro è un eufemismo. Vediamo di mettere almeno insieme i pezzi che abbiamo a disposizione.
Noi, dalla scientifica, siamo arrivati sul luogo dell’incidente quando già l’incendio era stato domato e quando i medici avevano accertato la morte del conducente della vettura. Erano circa le tre e un quarto di stanotte. Abbiamo isolato la zona per effettuare i consueti rilievi e, viste le modalità della morte, abbiamo dovuto eseguire un’autopsia sul cadavere. Anche perché dopo l’esplosione potete immaginare come fosse ridotto, irriconoscibile! Infatti siamo riusciti ad identificarlo solo grazie alla dentatura che, per fortuna, era rimasta intatta.
Il corpo era del signor Rino Palladio, 62 anni, celibe, docente alla Sapienza qui a Roma. Nonostante il corpo fosse davvero malridotto è stata riscontrata la presenza di parecchio alcol nel sangue.”
“L’amico si è fatto qualche bicchierino ieri sera?”
“Spumante per l’esattezza.”
“Accidenti! Allora aveva davvero di che festeggiare!” il commento di Marco era sorto spontaneo.
“Pare di sì. E infatti ha tirato un bell’orario.”
“Eh sì, i festeggiamenti se li è goduti per bene. A volte sembra davvero un segno del destino.”
“Alludi alla sua ultima sera in vita?”
“Già. Brutto da dire, ma..”
“Sì, per essere l’ultima sera della sua vita possiamo dire che se l’è passata bene. Ma vediamo di proseguire. La forte presenza di alcol in corpo ci ha fatto inizialmente pensare che questa fosse la causa dell’incidente, ma un’accurata analisi della vettura, per quanto anche questa fosse ormai ridotta ad un brandello di automobile, ci ha rivelato una triste verità.”
“A cosa alludi?” Marco si era scurito in volto.
“Dall’analisi della vettura abbiamo scoperto che era rotto il tubo del freno che ha causato ovviamente l’uscita del liquido del freno al suo interno.”
“Rotto come?” a Marco non era sfuggito questo particolare non da poco.
“Domanda pertinente. Si da il caso che non sia stata solo l’usura a causarne la rottura. Ma nemmeno un taglio netto, altrimenti l’uscita del liquido sarebbe stata eccessiva, tutta in un colpo e troppo evidente. E’stata effettuata una rottura appena sufficiente a fare in modo che il tubo, dopo nemmeno molte frenate, si rompesse da solo, causando il botto che è seguito.”
“Diavolo. Mi stai dicendo che allora non è stato un incidente?”
“Esatto. E che chi ha sabotato l’auto sapeva di non dover tagliare di netto il tubo per non creare sospetti.”
Marco si era appoggiato con tutta la schiena sulla sedia e aveva stretto le mani dietro la nuca.
“Quindi mi confermi che non solo non è stato un incidente, ma che l’assassino è stato anche attento e scrupoloso.”
“Temo di sì.”
“Proprio le sorprese che speravo di ricevere in giornata. Era già cominciata bene.”
“Ma guarda che mica son finite le sorprese! Non crederai che sia tutto qui! Ti devo ancora raccontare la parte più interessante!”
“Vorrai scherzare? Cosa c’è da aggiungere oltre le notizie catastrofiche che mi hai già esposto?” Marco aveva strabuzzato gli occhi.
“E la busta te la sei dimenticata?”
“Cavolo! Questa me l’ero scordata davvero! Silvia mi aveva accennato a una busta. Ma che storia è?”
“Una storia che ancora temo si debba svelare e dovrai farlo tu.”
Terminata la frase aveva estratto dalla sua valigetta una busta contenuta in un sacchetto trasparente.
“Questa l’ho lasciata chiusa e ritirata in questo sacchetto sterile apposta per te.”
“Non fare dell’ironia ti scongiuro, non ora.”
“Infatti non sto facendo ironia. Tocca a te che sei il commissario di polizia scoprire il contenuto di questa busta e decidere cosa farne. Quindi indossa questi bei guanti sterili ed estrai il contenuto del sacchetto di plastica. La busta è chiusa come quando è stata repertata e la devi aprire tu.”
“Con calma. Dove è stata rinvenuta?”
“Vicino al luogo dove si trovava la vettura. A una decina di metri circa.”
“Come facciamo ad essere sicuri che non fosse lì per caso e non abbia alcuna attinenza col nostro omicidio?”
“Perché è stata trovata fermata da una pietra. L’assassino si è anche premurato di tenerla bloccata in quel posto impedendo al vento o a qualche passante di spostarla altrove.”
“Perché è stato per forza l’assassino? Poteva averla messa lì qualcun altro e per un motivo che nulla c’entrava col nostro omicidio.”
“Ho paura di dover cestinare anche questo tuo ultimo tentativo di considerare la busta incriminata non attinente al nostro caso. Te la avvicino agli occhi, anche se nella plastica potrai leggere benissimo quello che è stato scritto davanti.”
Marco si era avvicinato col volto per vedere meglio.
“Erre, punto, pi, punto. Non scritta a mano. Ma cosa significano queste lettere?”
“Te lo sei scordato il nome della vittima? Rino Palladio. Queste sono evidentemente le sue iniziali. Direi che adesso non ci sono più dubbi. La busta trovata vicino alla vettura è un chiaro riferimento all’omicidio commesso. L’assassino voleva farcela trovare. E non stare a chiedermi se sono state trovate impronte, niente di niente. E ovviamente nemmeno sulla vettura.”
“Tracce organiche?”
“Solo del conducente. Quindi adesso tocca a te. Prendi i guanti e apri il sacchetto.”
Marco aveva respirato a lungo e si era deciso a indossare i guanti che gli porgeva il collega. Con cautela aveva aperto il sacchetto ed estratto la busta ancora chiusa all’interno.
“Non chiederlo, una comunissima busta che trovi anche nei supermercati. A pacchi se ti serve.”
“Grazie della precisazione.”
“Dovere.”
Marco sentiva gli occhi di Silvia e di Ennio che lo seguivano in ogni suo minimo movimento mentre estraeva il foglio contenuto nella busta.
Dopo averlo aperto era seguito un altro lungo respiro e poi aveva cominciato a leggere nella mente quanto era scritto sul foglio misterioso.
Dopo un’attenta lettura aveva piegato il foglio e aveva fissato i due amici.
“Allora? Non tenerci sulle spine!” Silvia incalzava.
“Come te la cavavi a scuola in italiano? Eri brava?”
“Sì, direi di sì.” Lei gli aveva risposto con sguardo interrogativo.
“Bene. Ora vi leggo il testo. E’ una poesia, in rima per giunta. Poi tu mi farai un’accurata analisi del testo, visto che in italiano eri forte.”
“Mi prendi in giro?”
“Non ci penso neanche! Ascoltate adesso. Non è male secondo me.”
Dall’altro lato della scrivania rispetto a Marco, Ennio e Silvia si erano scambiati uno sguardo stupito. Era come se sopra la loro testa fosse comparsa la nuvoletta di un fumetto: Una poesia?!
“Ve la leggo.
Dietro a occhiali di lettura
Si celava la figura
Di un omone brizzolato
Per passione letterato.
Dentro l’aula era docente
Preparato e intransigente,
ma per tutti un gran sorriso
gli riempiva sempre il viso.
Per un niente il letterato
D’improvviso era celato,
se partiva la risata
la copertura era ormai saltata!
Impossibile fermare
Le sue risa da giullare.
Il severo docente spariva
Se la risata di colpo partiva!
E poi diciamole tutte
Alcune belle, alcune brutte,
ma le donne a quell’omone
accendevan la passione!
Senza dubbio letterato
Ai suoi libri era attaccato
Ma interesse non da meno
Rincorrer donne senza freno!
Una donna scura,
or cela sua vera figura…
“Silvia, da una prima analisi del testo, quali commenti puoi trarre? Io in italiano non ero una volpe, tu sarai senza dubbio in grado di capire più di quanto saprei capire io, anche se certi punti sono abbastanza chiari.”
Silvia aveva guardato un attimo davanti a sé, per poi tornare a incrociare lo sguardo del collega di fronte a lei.
“Le rime sono perfette, anche se qui è chiaro che la poesia suona divertente, è praticamente una caricatura di Palladio quella che voleva ottenere.
Emergono alcune caratteristiche peculiari del soggetto descritto. Innanzitutto la sua passione per la letteratura, infatti più volte l’ha definito letterato. Specifica che era docente, difatti sappiamo che insegnava alla Sapienza.
Lo descrive poi come una persona che, sebbene ligia al dovere e ottimo insegnante, amava lasciarsi andare a una risata alla prima occasione, anche in presenza dei suoi alunni, facendo sparire l’immagine di docente severo che appariva normalmente ai loro occhi.
Nell’ultima parte fa poi un chiaro riferimento al fatto che amasse correr dietro alle donne. Se non ricordo male era celibe, per cui non aveva certo motivo di farsi troppi scrupoli se gli piaceva fare il donnaiolo.
Sono gli ultimi due versi che sembrano abbastanza slegati da tutto il resto del componimento. Questa donna di cui parla la definisce oscura. Potrebbe essere una delle numerose donne che frequentava. Oscura. Forse per qualche motivo era diversa dalle altre e nascondeva qualcosa di importante. Potrebbe addirittura fare riferimento a una donna che lo odiava. E se lo odiava davvero avrebbe potuto anche arrivare ad ucciderlo. Alla fine del componimento la nostra potenziale assassina potrebbe aver fatto un chiaro riferimento a sé stessa.”
Marco e Ennio si erano scambiati uno sguardo veloce e nello stesso tempo raggelante.
“Non è un’ipotesi che possiamo scartare quella di una donna che poteva avercela con lui al punto di volerlo morto, ma dovremo prima verificare diversi punti ancora non considerati. Le ipotesi potrebbero essere molteplici. E quest’ultima parte in effetti non è di comprensione immediata come tutto il resto.”
“Come conti di procedere adesso? Intanto, se permetti, io mi riprendo la copia originale. Prima di archiviarla bisognerà analizzare anche il foglio all’interno della busta, anche se probabilmente non troveremo impronte o altro di utile, visto quanto l’assassino è stato scrupoloso fino ad ora. Ti faccio preparare il prima possibile una copia della poesia, dovesse servirvi rileggerla durante le vostre indagini.” Ennio aveva recuperato il foglio in mano a Marco e la busta che lo conteneva.
“D’accordo. Io ritengo sia utile innanzi tutto scoprire se viveva solo o aveva qualcuno che divideva la casa con lui. Nel caso andrà avvertito dell’accaduto, senza i particolari, ma va avvisato. Bisogna cercare anche i suoi parenti più vicini, specie se abitano a Roma. Poi direi che è il caso di fare un salto all’università e fare due chiacchiere coi colleghi che lo conoscevano meglio. Partiamo da qui e vediamo cosa ne esce. Il resto dopo eventuali sviluppi del caso.
Grazie ancora Ennio.”
“Figurati. Mi faccio vivo appena sono in grado di darvi notizie se salta fuori qualcosa di nuovo. Adesso vi saluto.”
Si era alzato e aveva strizzato l’occhio agli amici.
“Silvia, nemmeno a dirlo che da questo momento trovare l’assassino di Palladio ha la precedenza su tutto. E’ una faccenda troppo grave e terribilmente intricata. Ma dobbiamo scovare quel pazzo. O pazza che sia. Cerca immediatamente notizie sul domicilio e i parenti di Palladio, poi andremo a parlare con qualche collega della vittima alla Sapienza.”
“Vado subito. A dopo.”
“A dopo.”
Silvia era uscita dal suo ufficio velocemente.
No, quella non era certo una buona giornata.



martedì 10 aprile 2018

"Rosa Rossa" di Ginevra Tramaglino




Titolo: ROSA ROSSA
Autore: Ginevra Tramaglino
Editore: PubMe
Anno di pubblicazione: 2017
Genere: Narrativa storica
Prezzo: € 2,99
Tutti i formati (eccetto Kindle) disponibili su: Ibs
Formato Kindle disponibile su: Amazon

Estratto
Dal momento in cui si veniva alla luce, la Ruota iniziava a girare, inesorabile. “Mangia o sarai mangiato” suggerivano alcuni, convinti che quello fosse l’unico modo per sopravvivere alle avversità dell’esistenza. “Vivi e lascia vivere” consigliavano altri, i più pacati. Didone amava la tranquillità e l’equilibrio, ma, stando al responso dei tarocchi, presto la sua vita sarebbe stata sconvolta da un cambiamento. Negativo, con tutta probabilità. E questo la inquietava parecchio.

Biografia
Ginevra non è il mio vero nome. Tramaglino non è il mio vero cognome. Sembro russa o ucraina (a detta di molti), ma sono italiana.
Ho iniziato a dedicarmi seriamente alla scrittura verso i 16 anni, periodo in cui, da accanita lettrice di fantasy, sono passata ai romanzi storici. Amo raccontare vicende ambientate nel passato, i cui protagonisti sono persone comuni, quelle che nei libri di storia non compaiono mai, se non per sbaglio.
Credo che scrivere sia una delle poche cose che mi riescono abbastanza bene, oltre ai biscotti e alle torte.


venerdì 24 novembre 2017

"L'avviso dei corvi" di Raquel Villaamil



L'avviso dei corvi, di Raquel Villaamil, ed. Babelcube Inc.
Genere: Fantasy, Paranormal
Pagine: 291
Prezzo: €2,65 (ora in promozione a €2,23)
Formato: eBook
Data di uscita: 28/10/2017
Link Amazon: QUI

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Link Kobo: QUI 


Trama:
Brigit fa ritorno alla sua città natale in cerca dell'unico parente che le rimane: sua nonna. Dei pochi ricordi che conserva, non rimane quasi niente nella semi-abbandonata cittadina di Ballymote. Le strade, le case e la foresta nascondono dei segreti che sembrano risalire ai tempi in cui dalle leggende nacque qualcosa di reale, di mostruoso.
Brigit dovrà trovare tutte le risposte, scavare a fondo nei suoi incubi e scoprire la verità in un mondo che non è più il suo e che si rivela tra le ombre quando avvisano i corvi.

Estratto:
In quell'istante arrivò in volo un grande uccello, nero come la notte. Mi guardava fisso negli occhi.
Era un corvo.
Rimasi immobile per qualche secondo nell'attesa di vedere cos'avrebbe fatto, immersa nel silenzio, a parte per il suono ritmato del pendolo di un orologio e del mio stesso respiro.
E poi il corvo gracchiò. Con le pupille ancora puntate sulle mie, fermo, impassibile. Pian piano, come quando ci si sveglia da un sogno, mi resi conto dell'assenza di rumore, come se avessi avuto le orecchie tappate dall'acqua, come se fossi stata dentro una bolla. L'orologio muoveva silente le sue lancette, mentre il corvo era ancora quieto. Il mio respiro, al contrario, iniziò a farsi affannoso.
La luce proveniente dalle varie lampade sulle pareti ebbe un tremito. Iniziai a tornare sui miei passi. Quando fui vicino alla sala musica, tutto divenne buio.
Cercai gli interruttori, ma nessuno funzionava.
Fu allora che mi accorsi di un particolare. Non ero sola nel corridoio.

La ragazza dagli occhi tristi, di Noelia Hontoria, ed. Babelcube Inc.
Genere: Romanzi rosa
Pagine: 150
Prezzo: formato eBook €2,65 (ora in promozione a €2,23), formato cartaceo €12,81
Data di uscita: 22/04/2017
Link Amazon: QUI

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Link Kobo: QUI

Trama:
Il grande Joaquín Sabina si chiedeva in una delle sue canzoni: “Come fuggire quando non rimangono isole per naufragare?”. Per Adriana, la piccola isola di Malta rappresenta la sua seconda e ultima opportunità per ricomporre i pezzi della sua vita infranta. Fuggendo da un passato che non smette di tormentarla, una mattina di ottobre fa le valigie e si imbarca pronta a ricominciare da zero. Un tutto o niente dove VIVERE sarà sempre la sua unica meta.

Estratto:
La vita aveva in serbo per lei un altro destino: scelse altre strade e passò dall’essere un’adolescente felice alla marionetta di chi, capricciosamente, muove i fili della nostra vita. Chi è che decide chi merita di vivere una vita bella e chi verrà risucchiato in un’esistenza segnata dalle ombre? Siamo noi che, tramite le nostre azioni, decidiamo il nostro futuro o esiste davvero un destino scritto per ognuno di noi a partire dal momento in cui veniamo al mondo?

La ragazza non conosceva la risposta a questa domanda che si ripeteva tutte le sere, però un bel giorno decise che era giunto il momento di scendere da quel treno che aveva già deragliato molto tempo prima. Se ne andò. Fuggì per la finestrella del bagno dei passeggeri, come i codardi, attraversò le strade, cambiò stazione e poi anche mezzo di trasporto. Era arrivato il momento di distaccarsi da tutto ciò che la legava alla sua vita precedente: famiglia, amici, città... Creò una scatola dei ricordi e ci mise dentro ciò che le stava più a cuore. Quel tipo di oggetti che non avrebbero alcun valore in un mercatino dell’usato, ma che per lei in quel momento erano tutto il suo mondo. Scelse le sue foto preferite con estrema cura, assicurandosi di non apparire in nessuna di esse. Chiuse la scatola e della chiave ne fece un ciondolo. Credeva nel potere degli amuleti e, se voleva ricominciare da capo e riscrivere la sua storia, ne avrebbe avuto bisogno.

martedì 21 novembre 2017

"All'ultimo minuto Quattro persone, una sola storia, una corsa contro il tempo'" di Barbara Ann Parker


'All'ultimo minuto 'Quattro persone, una sola storia, una corsa contro il tempo' 
di Barbara Ann Parker

Quel giorno a New York
Confusione.
Odori.
Echi di grida lontane in varie lingue che si sovrapponevano fra loro sino a creare un'incredibile cacofonia di suoni, fondendosi in un’unica musica.
Gente allegra, disperata, indifferente.
Persone che sfrecciavano una accanto all'altra, senza sentirsi, senza vedersi.
New York.
Serpeggiava per la città un senso d'aspettativa.
Lo si vedeva nei volti e nelle espressioni ansiose della gente che come un fiume in piena arrivava in città da ogni parte e con ogni mezzo. In pullman, in treno e in autostop, a piedi o ammonticchiati in maniera inverosimile in un'unica macchina, avevano sommerso la città riempiendola di suoni e di musica, di colori e voci.
La Grande Mela se ne stava mollemente sdraiata a osservare il brulicare della gente. 
Come ogni grande e affascinante donna, mostrava due facce a chiunque osasse rivolgere lo sguardo su di lei.
Di giorno sporca, frenetica e implacabile come un enorme pesce, divorava chiunque non fosse abbastanza forte da combatterla e tenerla al laccio mentre tentava disperatamente di sopravvivere.
Di notte, invece, sinuosa come un serpente si srotolava e cambiava pelle, si trasformava, si vestiva di luci e colori, neon e insegne ammiccanti che chiamavano, invitavano, stregavano.
Tutte le donne illuminate da quelle luci, sia che fossero dell'alta società sia lucciole della notte, sembravano tutte più belle, vestite di colori brillanti e strass splendenti.
Tutte insieme, grandi e piccole, belle e brutte, buone o cattive, si fondevano per formare l'unica grande incomparabile donna che era New York.



In quei giorni i bagarini facevano affari d'oro perché i biglietti per la partita dell'All-Star Game erano ormai pressoché introvabili. Quelli venduti ufficialmente erano ormai finiti da tempo e i bagarini erano rimasti l'unica speranza di trovarne miracolosamente qualcuno, anche se a prezzi assolutamente inaccessibili per la maggior parte della gente.
Erano pochi infatti quelli che potevano permettersi di spendere quelle cifre, gli allibratori clandestini sembravano impazziti: tutti scommettevano quello che avevano, che non avevano o che avevano rubato.
New York poteva sembrare un immenso acquario di cristallo nel quale, come tante specie di pesci, le persone tutte diverse si muovevano in continuazione. 
Chi si era trovato improvvisamente senza il lavoro che gli permetteva di vivere dignitosamente, avendo perso in uno schiocco di dita la casa e la famiglia, vagava mendicando con lo sguardo perso nel vuoto. Altri erano veri vagabondi che come indirizzo avevano un piccolo tratto di marciapiede, difeso strenuamente dalle invasioni di chi, come loro, riconosceva subito il posto dove poter raggranellare qualcosa con più facilità.    
Giovani, che coltivavano solo un desiderio di fuga e oblio oramai schiavi di droga e alcool, riempivano le strade alla continua, impossibile ricerca di qualcosa che non avrebbero mai trovato.
Accanto a questa umanità disperata sfrecciavano i lavoratori: li si poteva riconoscere facilmente, gli uomini in completi chiari di cotone o lino con il bicchiere del caffè in una mano, che con il cellulare nell’altra fissavano appuntamenti di lavoro. Le donne, in abiti interi o tailleur, per poter camminare veloce indossavano scarpe da ginnastica, che stridevano con l'eleganza dell’abbigliamento: le décolleté con il tacco alto e sottile erano ben conservate nella capace borsa portata con disinvoltura a tracolla. Il cambio sarebbe avvenuto in ufficio.
Poi c'erano 'le donne’, quelle che in abiti costosissimi scendevano da macchine lussuose, guidate da autisti che rimanevano ad aspettarle pazienti mentre svolgevano quelle incombenze considerate necessarie per il loro stile di vita, come lo shopping. Occorreva avere sempre un abito nuovo per ogni occasione mondana, per le uscite con le amiche o per gli incontri volti a organizzare serate di beneficenza in cui la carità era l'ultimo dei pensieri. Per queste serate bisognava per prima cosa trovare la location adatta, organizzare una cena strepitosa e invitare le persone più importanti e più facoltose, e il successo di questi eventi, più mondani che sociali, dettava le regole della permanenza nella società più esclusiva.
Sul fondo c'erano tutti gli altri, la gente comune, quella che combatteva ogni giorno con i problemi che la vita portava con sé.
In quel periodo dell'anno tutti speravano, tutti aspettavano che qualcosa cambiasse. Qualsiasi cosa.
Il mese di giugno per le grandi città come new York era sempre un periodo molto particolare: finalmente era finito l'inverno, stagione nella quale la mancanza di soldi e la perdita di un lavoro pesavano molto di più. La pioggia, la neve o un cielo uggioso rendevano tutto più difficile. Quando arrivava giugno, praticamente non cambiava nulla, la mancanza di soldi era sempre in agguato, il lavoro perso non era stato ancora trovato, ma il cielo terso e gli odori dell'inizio dell'estate rendevano gli animi più disponibili ad accettare gli aspetti negativi e a combattere con più forza contro le avversità.
Per rendere lo scorrere delle giornate meno triste, c’era chi sognava qualcosa che gli cambiasse la vita, chi, più attaccato ai sogni che all’azione, fantasticava di trovare per strada un portafoglio ben fornito, che gli avrebbe consentito di trascorrere qualche giorno da leoni senza pensare al futuro.
Anche i borsaioli speravano di trovare qualcosa di più oltre ai soliti pochi spiccioli, che grazie a quelle mani quasi magiche sparivano dalle borse o dai portafogli.
Speravano, sognavano di trovarvi un biglietto per l’All-Star Game, in quei giorni era quello il premio più ambito, il sogno più irrealizzabile.
Tutti attendevano il 15 luglio.
Durante il consueto campionato di baseball, il secondo o terzo martedì di luglio si teneva una partita speciale, l’All-Star Game, alla quale partecipavano i migliori giocatori della National League e dell'American League. Durante il campionato l’obiettivo di ogni giocatore era partecipare a quell'incontro, ogni anno cambiava la città che lo ospitava e quell'anno toccava a New York: si sarebbe svolto allo Yankee Stadium.
Tutta la città era pronta a godersi lo spettacolo.
A parte i tifosi più scatenati, alla maggior parte delle persone poco importava chi avesse vinto o perso.
    A loro occorreva solo una valida scusa per festeggiare e riscattare un lungo e freddo inverno, che per molti era stato pieno di rinunce e di privazioni e quella partita era il mezzo perfetto per riprendere a sognare, a sperare che qualcosa potesse cambiare.       

Lui arrivò
Bert Lewis, partito da un paesino della contea di Allegheny, zaino in spalla, arrivò a New York con uno dei tanti pullman che a tutte le ore vomitavano un'incredibile orda di persone.
Era alto, la corporatura snella, e lo sguardo chiaro dietro le spesse lenti da miope era dolce e indifeso, tanto da farlo sembrare molto più giovane dei suoi quarant'anni.
Mentre camminava lo zaino iniziò a pesargli e aveva la camicia appiccicata alla schiena per il sudore, ma non poteva chiamare un taxi. 
Dopo aver cercato a lungo trovò ciò che voleva, una pensioncina economica e periferica dove nessuno avrebbe visto o chiesto niente.
Fissò una stanza, pagò per i primi tre giorni, lasciò il suo esiguo bagaglio e uscì per andare a mangiare un boccone. Entrato in un bar, si sedette a un tavolino, del tutto indifferente a quello che lo circondava.
Come un automa ordinò a una cameriera dall’aria apatica una tazza di caffè e il piatto del giorno, un indicibile polpettone con verdure.
Con lo sguardo fisso nel vuoto, incurante della gente e del rumore che lo circondava mangiò e bevve il caffè stantio senza sentire alcun sapore.
Ritornò alla pensione e si stese sul suo letto.
Fuggiva da un mondo popolato solo dal nero e dal grigio, fuggiva dal dolore, dalla sofferenza, dal ricordo, ma l'incubo che da tempo ormai lo ossessionava si ripresentò implacabile alla sua mente……


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