Lettori fissi

venerdì 23 novembre 2018

"Rime che uccidono" di Claudia Torresan




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Improvvisamente la città di Roma comincia a tingersi di rosso. Questo a causa di atroci delitti. Diversi, certo, ma partoriti da un’unica mente diabolica e messi a segno da una sola mano. Cosa conferma si tratti di un seriale? Accanto ad ogni vittima si trova sempre una poesia in rima. Questa è la firma dell’assassino che ben presto viene battezzato il ‘killer poeta’.
Spetta al commissario Lupi svelare chi si cela dietro a tali crimini. In questa insidiosa indagine lo affiancano l’ispettrice capo Foresta, Il capitano Di Bella dei RIS e Erika, psicologa esperta nell’interpretazione del comportamento.
La poesia non è più un piacevole passatempo, ma diventa sinonimo di ansia, sconforto, terrore. Unico modo per farle riacquistare il suo antico ruolo, trovare il killer.

La passione per il thriller, prima la coltivavo leggendo e guardando lavori di altri. Poi ho capito che non mi bastava più. Avevo un bisogno irrefrenabile di scrivere e dar vita alle mie di creazioni. Nei miei romanzi non mancano mai due componenti fondamentali. L’accurata analisi psicologica di tutti i personaggi e le indagini della scientifica. Solo le prove convalidate dalla scienza sono in grado di descrivere correttamente le reali caratteristiche di un delitto. Io insinuo dei dubbi nel lettore, lo porto a porsi delle domande. Alla fine il cerchio si deve chiudere. Devono sparire i dubbi e le domande devono trovare risposta. Sempre.

Claudia Torresan è nata a Vigevano(PV), Italia.
Dopo aver conseguito un diploma in liceo classico, si è laureata in scienze biologiche.
I thriller psicologici che ha già pubblicato sono; Dietro la Maschera e La cruda verità del lago.

Stralcio:
Stava per afferrare di nuovo il cellulare, quando si era reso conto che in realtà quello che stava suonando era il fisso.

“Diavolo. Sto davvero dando i numeri!”
Aveva subito appoggiato il telefonino e afferrato la cornetta del telefono accanto a sé.
“Lupi.”
“Marco, sono Silvia. Posso raggiungerti un attimo? So che stai sudando sette camicie da quando lavori al caso Martire, ma temo sia successo qualcosa di grave. Mi hanno informata della morte di un uomo e pare ci sia sotto qualcosa di strano. Vorrei parlarne con te.”
“E’ morto un uomo? Ci mancava solo questa. Vieni, tanto in un’ora che sono qui non ho avuto ancora il tempo di combinare nulla. Ti aspetto.”
“Grazie. Arrivo subito.”
Questa non ci voleva proprio. Quella settimana era stata infernale da subito, ma quella giornata lo stava davvero mettendo a dura prova. Tanto valeva ritirare gli incartamenti a cui aveva cercato di mettere mano, tanto non ci sarebbe riuscito. Non per il momento.
“Posso entrare?”
“Certo, non vedevo l’ora che mi rifornissi di notizie fresche. Oggi ne avevo davvero bisogno.”
“Non avevo dubbi.”
L’ispettrice Silvia Foresta era davvero una ragazza in gamba. Pensare che per dieci anni aveva studiato danza classica, per poi ritrovarsi a camminare con grazia ed eleganza nei corridoi di un commissariato. Bruna, capelli corti, occhi castani dietro al vetro degli occhiali e uno sguardo sveglio che non ti lasciava il minimo dubbio: era una donna con gli attributi. Quando captava qualcosa che non le quadrava in un caso che stava seguendo non mollava la presa finché non aveva sbrogliato il bandolo della matassa. Non solo intuitiva, ma anche caparbia. Forse il suo unico difetto era che a volte era troppo pignola. Ma una ballerina di danza classica deve esserlo per forza. E col mestiere che faceva adesso in certi casi non si era certo dimostrato un difetto!
Si era seduta di fronte al commissario con un foglio in mano. I due lavoravano in quel distretto ormai da sei anni e lui era commissario da tre. Prima di lui la sedia su cui stava seduto in quel momento era stata occupata da un uomo che in quel commissariato aveva davvero dato l’anima. Quando aveva preso il suo posto nemmeno si sentiva all’altezza! Di certo non aveva le capacità per eguagliare un gigante nel suo mestiere come chi l’aveva preceduto. Ma col tempo si era dovuto ricredere. I colleghi avevano continuato a stimarlo come prima e avevano imparato a portargli il dovuto rispetto, visto che ormai era il loro superiore. E lui aveva dimostrato di sapersela cavare più di quanto lui stesso non si aspettasse.
“Allora, sentiamo. Cosa bolle in pentola?”
“Ha chiamato un signore stanotte, in seguito ad un incidente d’auto. Saranno state le tre più o meno.”
“E’ lui l’uomo di cui mi parlavi? E’ morto successivamente?”
“No, lui è quello che ha chiamato i soccorsi dopo l’incidente. Il signore è stato svegliato in casa da un forte rumore in strada. Dalla finestra di casa sua ha visto delle fiamme e ha subito chiamato la polizia. L’ambulanza è arrivata all’istante coi vigili del fuoco, ma per chi era alla guida pare non ci sia stato scampo. Una volta domate le fiamme il corpo è stato trovato già senza vita. I nostri uomini che erano di turno stanotte ci hanno riferito che la situazione è poco chiara, specie dopo le analisi della scientifica. Hanno anche accennato ad una strana busta trovata nei pressi dell’auto in fiamme. Il capitano Di Bella mi ha comunicato che sta arrivando dalla sede della scientifica per darci chiarimenti sul caso. Dice che le sorprese non sono poche.”
“Fantastico! Delle belle sorprese erano davvero quello che speravo arrivasse stamattina!”
“Non credo saranno belle.” lo sguardo di lei si era crucciato ancora di più.
“Non ricordarmelo. Senti, io ho bisogno almeno di un caffè.”
“Non sei già abbastanza nervoso?”
“No, voglio farmi del male. Mi segui alla macchinetta?”
“E sia.”
Si erano alzati in contemporanea e si erano diretti alla porta per uscire nel corridoio.
Di Bella non era un gigante, non era esattamente magro, non era nemmeno esattamente bello, nonostante il cognome che portava, ma nel suo mestiere non lo si poteva toccare.
“Ciao ragazzi.”
“Ciao Ennio. Siediti con noi e racconta tutto. Mi hanno accennato ad un caso poco chiaro.”
“Poco chiaro è un eufemismo. Vediamo di mettere almeno insieme i pezzi che abbiamo a disposizione.
Noi, dalla scientifica, siamo arrivati sul luogo dell’incidente quando già l’incendio era stato domato e quando i medici avevano accertato la morte del conducente della vettura. Erano circa le tre e un quarto di stanotte. Abbiamo isolato la zona per effettuare i consueti rilievi e, viste le modalità della morte, abbiamo dovuto eseguire un’autopsia sul cadavere. Anche perché dopo l’esplosione potete immaginare come fosse ridotto, irriconoscibile! Infatti siamo riusciti ad identificarlo solo grazie alla dentatura che, per fortuna, era rimasta intatta.
Il corpo era del signor Rino Palladio, 62 anni, celibe, docente alla Sapienza qui a Roma. Nonostante il corpo fosse davvero malridotto è stata riscontrata la presenza di parecchio alcol nel sangue.”
“L’amico si è fatto qualche bicchierino ieri sera?”
“Spumante per l’esattezza.”
“Accidenti! Allora aveva davvero di che festeggiare!” il commento di Marco era sorto spontaneo.
“Pare di sì. E infatti ha tirato un bell’orario.”
“Eh sì, i festeggiamenti se li è goduti per bene. A volte sembra davvero un segno del destino.”
“Alludi alla sua ultima sera in vita?”
“Già. Brutto da dire, ma..”
“Sì, per essere l’ultima sera della sua vita possiamo dire che se l’è passata bene. Ma vediamo di proseguire. La forte presenza di alcol in corpo ci ha fatto inizialmente pensare che questa fosse la causa dell’incidente, ma un’accurata analisi della vettura, per quanto anche questa fosse ormai ridotta ad un brandello di automobile, ci ha rivelato una triste verità.”
“A cosa alludi?” Marco si era scurito in volto.
“Dall’analisi della vettura abbiamo scoperto che era rotto il tubo del freno che ha causato ovviamente l’uscita del liquido del freno al suo interno.”
“Rotto come?” a Marco non era sfuggito questo particolare non da poco.
“Domanda pertinente. Si da il caso che non sia stata solo l’usura a causarne la rottura. Ma nemmeno un taglio netto, altrimenti l’uscita del liquido sarebbe stata eccessiva, tutta in un colpo e troppo evidente. E’stata effettuata una rottura appena sufficiente a fare in modo che il tubo, dopo nemmeno molte frenate, si rompesse da solo, causando il botto che è seguito.”
“Diavolo. Mi stai dicendo che allora non è stato un incidente?”
“Esatto. E che chi ha sabotato l’auto sapeva di non dover tagliare di netto il tubo per non creare sospetti.”
Marco si era appoggiato con tutta la schiena sulla sedia e aveva stretto le mani dietro la nuca.
“Quindi mi confermi che non solo non è stato un incidente, ma che l’assassino è stato anche attento e scrupoloso.”
“Temo di sì.”
“Proprio le sorprese che speravo di ricevere in giornata. Era già cominciata bene.”
“Ma guarda che mica son finite le sorprese! Non crederai che sia tutto qui! Ti devo ancora raccontare la parte più interessante!”
“Vorrai scherzare? Cosa c’è da aggiungere oltre le notizie catastrofiche che mi hai già esposto?” Marco aveva strabuzzato gli occhi.
“E la busta te la sei dimenticata?”
“Cavolo! Questa me l’ero scordata davvero! Silvia mi aveva accennato a una busta. Ma che storia è?”
“Una storia che ancora temo si debba svelare e dovrai farlo tu.”
Terminata la frase aveva estratto dalla sua valigetta una busta contenuta in un sacchetto trasparente.
“Questa l’ho lasciata chiusa e ritirata in questo sacchetto sterile apposta per te.”
“Non fare dell’ironia ti scongiuro, non ora.”
“Infatti non sto facendo ironia. Tocca a te che sei il commissario di polizia scoprire il contenuto di questa busta e decidere cosa farne. Quindi indossa questi bei guanti sterili ed estrai il contenuto del sacchetto di plastica. La busta è chiusa come quando è stata repertata e la devi aprire tu.”
“Con calma. Dove è stata rinvenuta?”
“Vicino al luogo dove si trovava la vettura. A una decina di metri circa.”
“Come facciamo ad essere sicuri che non fosse lì per caso e non abbia alcuna attinenza col nostro omicidio?”
“Perché è stata trovata fermata da una pietra. L’assassino si è anche premurato di tenerla bloccata in quel posto impedendo al vento o a qualche passante di spostarla altrove.”
“Perché è stato per forza l’assassino? Poteva averla messa lì qualcun altro e per un motivo che nulla c’entrava col nostro omicidio.”
“Ho paura di dover cestinare anche questo tuo ultimo tentativo di considerare la busta incriminata non attinente al nostro caso. Te la avvicino agli occhi, anche se nella plastica potrai leggere benissimo quello che è stato scritto davanti.”
Marco si era avvicinato col volto per vedere meglio.
“Erre, punto, pi, punto. Non scritta a mano. Ma cosa significano queste lettere?”
“Te lo sei scordato il nome della vittima? Rino Palladio. Queste sono evidentemente le sue iniziali. Direi che adesso non ci sono più dubbi. La busta trovata vicino alla vettura è un chiaro riferimento all’omicidio commesso. L’assassino voleva farcela trovare. E non stare a chiedermi se sono state trovate impronte, niente di niente. E ovviamente nemmeno sulla vettura.”
“Tracce organiche?”
“Solo del conducente. Quindi adesso tocca a te. Prendi i guanti e apri il sacchetto.”
Marco aveva respirato a lungo e si era deciso a indossare i guanti che gli porgeva il collega. Con cautela aveva aperto il sacchetto ed estratto la busta ancora chiusa all’interno.
“Non chiederlo, una comunissima busta che trovi anche nei supermercati. A pacchi se ti serve.”
“Grazie della precisazione.”
“Dovere.”
Marco sentiva gli occhi di Silvia e di Ennio che lo seguivano in ogni suo minimo movimento mentre estraeva il foglio contenuto nella busta.
Dopo averlo aperto era seguito un altro lungo respiro e poi aveva cominciato a leggere nella mente quanto era scritto sul foglio misterioso.
Dopo un’attenta lettura aveva piegato il foglio e aveva fissato i due amici.
“Allora? Non tenerci sulle spine!” Silvia incalzava.
“Come te la cavavi a scuola in italiano? Eri brava?”
“Sì, direi di sì.” Lei gli aveva risposto con sguardo interrogativo.
“Bene. Ora vi leggo il testo. E’ una poesia, in rima per giunta. Poi tu mi farai un’accurata analisi del testo, visto che in italiano eri forte.”
“Mi prendi in giro?”
“Non ci penso neanche! Ascoltate adesso. Non è male secondo me.”
Dall’altro lato della scrivania rispetto a Marco, Ennio e Silvia si erano scambiati uno sguardo stupito. Era come se sopra la loro testa fosse comparsa la nuvoletta di un fumetto: Una poesia?!
“Ve la leggo.
Dietro a occhiali di lettura
Si celava la figura
Di un omone brizzolato
Per passione letterato.
Dentro l’aula era docente
Preparato e intransigente,
ma per tutti un gran sorriso
gli riempiva sempre il viso.
Per un niente il letterato
D’improvviso era celato,
se partiva la risata
la copertura era ormai saltata!
Impossibile fermare
Le sue risa da giullare.
Il severo docente spariva
Se la risata di colpo partiva!
E poi diciamole tutte
Alcune belle, alcune brutte,
ma le donne a quell’omone
accendevan la passione!
Senza dubbio letterato
Ai suoi libri era attaccato
Ma interesse non da meno
Rincorrer donne senza freno!
Una donna scura,
or cela sua vera figura…
“Silvia, da una prima analisi del testo, quali commenti puoi trarre? Io in italiano non ero una volpe, tu sarai senza dubbio in grado di capire più di quanto saprei capire io, anche se certi punti sono abbastanza chiari.”
Silvia aveva guardato un attimo davanti a sé, per poi tornare a incrociare lo sguardo del collega di fronte a lei.
“Le rime sono perfette, anche se qui è chiaro che la poesia suona divertente, è praticamente una caricatura di Palladio quella che voleva ottenere.
Emergono alcune caratteristiche peculiari del soggetto descritto. Innanzitutto la sua passione per la letteratura, infatti più volte l’ha definito letterato. Specifica che era docente, difatti sappiamo che insegnava alla Sapienza.
Lo descrive poi come una persona che, sebbene ligia al dovere e ottimo insegnante, amava lasciarsi andare a una risata alla prima occasione, anche in presenza dei suoi alunni, facendo sparire l’immagine di docente severo che appariva normalmente ai loro occhi.
Nell’ultima parte fa poi un chiaro riferimento al fatto che amasse correr dietro alle donne. Se non ricordo male era celibe, per cui non aveva certo motivo di farsi troppi scrupoli se gli piaceva fare il donnaiolo.
Sono gli ultimi due versi che sembrano abbastanza slegati da tutto il resto del componimento. Questa donna di cui parla la definisce oscura. Potrebbe essere una delle numerose donne che frequentava. Oscura. Forse per qualche motivo era diversa dalle altre e nascondeva qualcosa di importante. Potrebbe addirittura fare riferimento a una donna che lo odiava. E se lo odiava davvero avrebbe potuto anche arrivare ad ucciderlo. Alla fine del componimento la nostra potenziale assassina potrebbe aver fatto un chiaro riferimento a sé stessa.”
Marco e Ennio si erano scambiati uno sguardo veloce e nello stesso tempo raggelante.
“Non è un’ipotesi che possiamo scartare quella di una donna che poteva avercela con lui al punto di volerlo morto, ma dovremo prima verificare diversi punti ancora non considerati. Le ipotesi potrebbero essere molteplici. E quest’ultima parte in effetti non è di comprensione immediata come tutto il resto.”
“Come conti di procedere adesso? Intanto, se permetti, io mi riprendo la copia originale. Prima di archiviarla bisognerà analizzare anche il foglio all’interno della busta, anche se probabilmente non troveremo impronte o altro di utile, visto quanto l’assassino è stato scrupoloso fino ad ora. Ti faccio preparare il prima possibile una copia della poesia, dovesse servirvi rileggerla durante le vostre indagini.” Ennio aveva recuperato il foglio in mano a Marco e la busta che lo conteneva.
“D’accordo. Io ritengo sia utile innanzi tutto scoprire se viveva solo o aveva qualcuno che divideva la casa con lui. Nel caso andrà avvertito dell’accaduto, senza i particolari, ma va avvisato. Bisogna cercare anche i suoi parenti più vicini, specie se abitano a Roma. Poi direi che è il caso di fare un salto all’università e fare due chiacchiere coi colleghi che lo conoscevano meglio. Partiamo da qui e vediamo cosa ne esce. Il resto dopo eventuali sviluppi del caso.
Grazie ancora Ennio.”
“Figurati. Mi faccio vivo appena sono in grado di darvi notizie se salta fuori qualcosa di nuovo. Adesso vi saluto.”
Si era alzato e aveva strizzato l’occhio agli amici.
“Silvia, nemmeno a dirlo che da questo momento trovare l’assassino di Palladio ha la precedenza su tutto. E’ una faccenda troppo grave e terribilmente intricata. Ma dobbiamo scovare quel pazzo. O pazza che sia. Cerca immediatamente notizie sul domicilio e i parenti di Palladio, poi andremo a parlare con qualche collega della vittima alla Sapienza.”
“Vado subito. A dopo.”
“A dopo.”
Silvia era uscita dal suo ufficio velocemente.
No, quella non era certo una buona giornata.



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