Lettori fissi

domenica 27 marzo 2016

"Frost" di Connie Furnari




Alcune delle maggiori preoccupazioni di Kevin, sono custodire con cura la copia di Spiderman che Stan Lee in persona gli ha autografato e girare per le fumetterie di Brooklyn alla ricerca di nuovi gadget di Star Wars. Finché non capisce di essersi preso una cotta per Karen, una delle più belle cheerleader del Lyndon High, ambita e quindi a dir poco inaccessibile per lui.
Gelosa, Chrystal, la sua migliore amica fin dai tempi dell’infanzia, anche lei emarginata dai compagni di liceo perché nerd, lo invita nel Laboratorio Criogenico del padre, il dottor Snow, il quale sta lavorando a un progetto segreto per il Governo: un liquido capace di alterare il DNA, usando le particelle del ghiaccio.
Mentre Chrystal dichiara il suo amore a Kevin, un incidente fa esplodere il laboratorio e i due ragazzi vengono affogati per sbaglio nel liquido, da qualcuno che vuole impadronirsi della formula del dottore.
Il liquido criogenico dona a Kevin e Chrystal il potere di creare il ghiaccio e la neve, mutando la loro struttura cellulare e potenziando le loro facoltà fisiche, come la forza, l’agilità e la velocità. Dopo i primi attimi di smarrimento e in seguito di entusiasmo, Kevin capisce che può fare molto per New York City, affrontando la criminalità con i suoi superpoteri; Chrystal invece si lascia dominare dalla sete di vendetta, e comincia a cambiare, da nerd a ragazza sensuale e prepotente.
Combattuto tra l’amore per Chrystal, la bad girl, e Karen, la ragazza della porta accanto, Kevin si ritroverà intrappolato nel ruolo del supereroe. Creduto una creatura elfica dai cittadini newyorkesi, verrà ribattezzato dai giornali Frost.


Ambientato in una New York fumettistica, ispirato ai supereroi Marvel, in particolare a Spiderman, Frost è un “Peter Parker con il cappuccio di Arrow”. Un racconto fantasy d’avventura, azione e amore, con una punta di ironia.



Stralcio:
«Guarda.» Aprii la mano. Sul mio palmo si formò un cristallo di neve, che levitò nell’aria e sparì.
«Ma come hai fatto?» Era incredula. Mr Freeze miagolò.
«Puoi riuscirci anche tu.»
Chrystal allargò le braccia e al centro, tra di noi, si formò un tornado di fiocchi di neve. «È bellissimo.» Per me, il suo sorriso era più che sufficiente. Se era felice lei, lo ero anche io.
Veloce, la presi in braccio. Corsi per tutta la sala, portandola con me. Lei guardò stupefatta, mentre correvo perfino sui muri come se nulla fosse, tenendola stretta. Dopo pochi secondi mi fermai e la feci scendere. Aveva le vertigini:
«Anche io sono in grado di correre così?»
Come risposta, la invitai a provare, indicando la finestra rotta davanti a noi. Non la distinsi neppure, all’inizio. Sfrecciò fuori, come una scia nevosa, e la seguii.
Per pochi minuti non vidi che lei, che correva accanto a me, mentre la lunga gonna azzurra dell’abito e i capelli intrecciati le svolazzavano, diventando bianco argento. Oltre a noi c’erano solo il cielo e le luci sfavillanti di Manhattan che turbinavano in un vortice sfocato.
Ci fermammo sulla riva dell’oceano. Avevamo attraversato tutta la penisola, senza rendercene conto. Ansimammo, piegandoci in avanti.
«Che meraviglia!» Chrystal alzò le braccia al cielo. Non riuscii a credere ai miei occhi. Dalle nubi cominciarono a cadere grandi fiocchi di neve, soffici, che diventarono sempre più numerosi.
Come c’era riuscita? Io non ero capace di far nevicare. Sapevo dominare il ghiaccio molto bene, ma non ero in grado di creare fenomeni atmosferici dal nulla.
«Fermati!» Mi sporsi, quando la vidi correre verso il mare.
Non appena i suoi piedi toccarono le onde, l’acqua si gelò. Ero sempre più sbalordito. Lei continuava a correre, spingendosi sempre più lontano, e al suo passaggio l’oceano congelava, diventando un’infinita lastra di ghiaccio.
Le andai dietro. In pochi attimi la raggiunsi e, afferrandola per il polso, la feci girare. «Presa!» le sorrisi, abbracciandola.
Con un salto, avvinghiò le gambe attorno al mio torace e si aggrappò al mio collo. La presi per i fianchi. Era stupenda, i suoi occhi azzurri scintillavano eccitati. Avvicinò il suo viso al mio.

E lì, al centro dell’oceano ghiacciato, sotto la Statua della Libertà, la strinsi a me e la baciai, mentre New York esplodeva in un turbine di cristalli di neve.

Nessun commento :

Un "mi piace" non costa nulla, è sempre gradito e basta soltanto un clic! Grazie di cuore!

La pagina ufficiale del blog su Facebook

Seguimi su Goodreads!