Lettori fissi

domenica 27 settembre 2015

"Touch" di Connie Furnari



TRAMA
Malgrado sembri una ragazza piena di vita e ottimista, Cheryl nasconde una tristezza che nessuno riesce a vedere. Frequenta il primo anno al Weston College, un’università privata di Detroit, e non c’è festa alla quale non venga invitata dai suoi amici, membri della prestigiosa confraternita Delta ZK House. Considerata da tutti una “facile”, le piace giocare con i ragazzi, senza concedere mai la propria anima a nessuno.
Il cuore di Cheryl è un blocco di ghiaccio da quando, un anno prima, ha scoperto che il suo ragazzo Greg l’ha tradita con sua sorella Dana.
Da allora, ha deciso di cambiare. Da nerd occhialuta, si è trasformata in una delle ragazze più richieste ma anche più crudeli del campus, per una chiara forma di vendetta verso l’altro sesso.
Per le vacanze estive, il suo amico Patrick propone ad alcuni membri della confraternita di trascorrere due settimane nella sua baita, nei pressi di un lago con una cascata, sperduta nei boschi del Michigan.
Il primo giorno di vacanza, mentre fa jogging, Cheryl vede nuotare nel lago un bellissimo ragazzo nudo. Si tratta di Tyler, il cugino di Patrick, arrivato da Cleveland per trascorrere lì le vacanze estive.
Tra i due inizia un’amicizia fatta di innocenti dispetti e ripicche, ma soprattutto di attrazione sessuale che a stento riescono a trattenere.  Anche Tyler ha una pessima reputazione: il suo motto è usare le donne per farsi storie da una notte, senza nessuna implicazione sentimentale.
Mentre è ancora in vacanza con gli amici, Cheryl viene a sapere che Dana e Greg hanno affittato un cottage vicino la baita di Patrick e rimane spiazzata quando il suo ex ragazzo, notando l’eccessivo miglioramento fisico in lei, comincia a corteggiarla, in modo pesante e all’oscuro della fidanzata.
La scelta appare ovvia: piuttosto che tornare con il suo ragazzo storico, Cheryl preferisce di gran lunga trascorrere un’estate di passione con Tyler, senza nessun impegno. Ma la sua avventura con quel ragazzo così sexy e intrigante rimarrà davvero solo una storia estiva, o porterà a qualcosa di inaspettato?

Touch è un new adult dalle accese sfumature hot. Una storia di emozioni impulsive e di crescita interiore, narrata dalla voce della protagonista: un romance effervescente e giovane, impregnato dall’atmosfera solare dell’estate, che narra di un amore irrefrenabile.



INCIPIT PRIMO CAPITOLO

«Smettila di parlare. Scopami.» Sbuffai, impaziente.
Quel tizio era un coglione. Mi dava fastidio che parlasse tanto, invece di darsi da fare.
La sua camera del dormitorio mostrava uno squallore assoluto; era già un miracolo che fossi lì, a contemplare schifata i poster di Pamela Anderson in bikini, con quelle tette enormi. Che tristezza.
I libri di testo erano ovunque, anche sul pavimento, così come i vestiti spiegazzati. Il portacenere sulla scrivania traboccava di cicche di sigaretta ingiallite, assieme a qualche residuo di cannabis. Il cestino dei rifiuti era pieno di lattine di birra accartocciate.
Fece scappare una risatina sagace. «Mi hanno sempre detto che non esistono ragazze così.»
«Si sbagliano.» Storsi la bocca.
Eravamo avvinghiati sopra il suo letto disfatto, le lenzuola puzzavano di sigaretta, sicuramente era almeno un mese che non le cambiava.
Mi gettai su di lui: se non voleva mettersi all’opera, avrei fatto tutto io. Le mie mani si infilarono dentro i suoi jeans e agguantai la sua erezione, quasi con prepotenza. Ce l’aveva duro, la pelle pulsava, in tensione. Iniziai a fare muovere la mano, rapida.
Prima emise un mugugno eccitato, poi sussurrò piano «Sei una bomba, Cheryl.» Prese tempo, indeciso se parlare o meno. «Ho sentito dire che sei una che si scalda subito, ma mai avrei pensato che…»
Frequentavamo entrambi la stessa università, a Detroit: il Weston. Un college privato al quale ero riuscita a iscrivermi solo ed esclusivamente grazie ai soldi che mi avevano messo da parte i miei nonni materni.
Io e quel tipo ci eravamo incontrati a lezione, me l’ero ritrovato accanto per puro caso; mi aveva prestato una penna per prendere appunti, visto che la mia non scriveva.
Quella sera ci eravamo rivisti.
Niente cinema, niente pizza. Erano soltanto inutili convenevoli, la solita scenetta da ipocriti. Sapevo cosa volevano i ragazzi, perché perdere tempo quindi? Avrebbero dovuto ringraziarmi, poiché facevo risparmiare loro denaro e stupide cene a lume di candela.
Mi agguantò il capo e spinse la mia testa in basso. Era una cosa che mi faceva parecchio schifo, ma ai ragazzi piaceva. Quando lo presi in bocca, lo sentii ancora più grosso. La mia lingua giocherellò prima sulla punta, poi per tutta la lunghezza del membro, e lo udii gemere più forte:
«Sì, così…»
Cominciai a emettere dei lievi mugugni, assieme ai rumori di suzione. Il suo sesso stava bollendo, sembrava una sbarra incandescente che si spingeva a ripetizione contro le mie labbra.
Dopo pochi secondi, mi allontanò. «Non ce la faccio più. Fammi mettere quel cazzo di  profilattico. Voglio scopare.» Allungò il braccio e prese dal comodino il condom che aveva preparato, appena eravamo entrati.
 Sapeva che con me si arrivava subito al sodo. Non ero ipocrita, come quelle ragazze che lo costringevano a dieci uscite per recitare la parte delle verginelle, anche se smaniavano per andarci a letto.
Velocemente, mi sfilai la maglietta e il reggiseno. Quando lui si scansò, mi tolsi anche i jeans e il perizoma nero. Come un esaltato srotolò il preservativo sulla sua erezione, dopo avermi vista nuda. Arrapato, mi si buttò addosso.
Mi divaricò le cosce, con forza, e diede un colpo deciso. Sembrava impazzito.
All’inizio mi fece male, quando mi penetrò. Le mie pareti intime si dilatarono a fatica, accogliendolo. Cominciò a spingere dentro di me, gemendo senza contegno. Non aveva chiuso la porta a chiave e sperai che il suo compagno di stanza non entrasse proprio in quel momento, sarebbe stato davvero squallido.
Gli conficcai le unghie nella schiena, graffiandolo.
«Cazzo» si lasciò scappare, dolorante.
«Girati» ordinai.
Imprigionandolo fra le mie gambe, gli salii sopra. Mi afferrò per i glutei e mi mossi su di lui, sentendolo sempre più dentro, mentre entrava e usciva da me.
«Confermo: sei una bomba» ripeté, estasiato. «Eccitante, sexy… Ma come fai a bagnarti così tanto? Non l’ho mai avuto così duro come con te.»
Mi mossi ancora più veloce e lui mi spremette i seni, torturandoli. Per me, quel tipo non era nessuno. Solo un corpo che mi stava dando piacere. Non aveva personalità, non aveva un volto.
«Ora fai mettere me sopra» sussurrò. «Sto per venire. Voglio farlo durare di più.»
Non risposi e continuai a cavalcarlo, senza fermarmi.
Quando raggiunsi l’orgasmo lui mi seguì senza poterlo evitare, liberando un rantolo acuto, inarcando ancora di più il suo bacino.
Diede un altro paio di colpi e infine si lasciò cadere sul lenzuolo.
«Finalmente, porca puttana» gemette esausto. «Ce l’avevo dritto fin da stamattina. Mi hai provocato fin da quando ti ho prestato quella dannata penna.»
Sorrise, senza la minima intenzione di uscire fuori da me. I suoi occhi marroni erano stranamente luminosi e non mi piacque per niente. «Non prendermi per matto ma… credo di essermi innamorato di te.»
Con uno scatto, mi spostai e saltai giù dal letto. Senza attendere oltre, ripresi il mio perizoma e iniziai a rivestirmi. «Non dire cazzate. Sei un essere patetico.»
All’inizio rimase spiazzato, come mi ero aspettata. Pensò di aver esagerato con quella frase dettata dalla passione del momento. «Scusa Cheryl, dicevo così per dire» si corresse, notando che mi aveva dato fastidio, e non poco.
Guardò l’orologio: era quasi mezzanotte. Si tolse il preservativo e buttò tutto nel cestino accanto alla scrivania, dove il computer portatile acceso mostrava la tesi sui sonetti medievali che dovevamo consegnare martedì. «Dove vai?... Perché non resti a dormire?»
Constatò dispiaciuto che avevo parecchia fretta di andarmene.
Scossi il capo, sorridendo. «Io non dormo mai con nessuno.»
Ancora una volta, rimase sbalordito dalla mia risposta. Si mise seduto sul letto, allungò il braccio e prese i suoi boxer dal pavimento. «Mi lasci il tuo numero di telefono?»
A quel punto, fui io a rimanere scioccata. «Perché dovrei darti il mio numero?» Sistemai la maglietta e cercai le mie scarpe, finite chissà dove.
«Come perché?! Voglio rivederti, Cheryl.»
Anche se era indelicato, scoppiai a ridere. Quel tizio era veramente un coglione. «Senti, è stata soltanto una scopata. Non facciamo sembrare la cosa ciò che in realtà non è. So benissimo che anche se ti lasciassi il mio numero, non mi chiameresti.»
Il suo volto palesò un’espressione offesa. «Invece ti chiamerei. Tu mi piaci, potremmo uscire assieme e…»
Sbuffai, nauseata. «Smettila. A voi ragazzi interessa solo infilarvi nel primo buco che incontrate, ne ho avuto parecchie volte la conferma.»
Presi il mio zaino e mi diressi verso la porta. «Ci vediamo a lezione.»
Mostrando un’improvvisa frustrazione, lui diede un pugno al materasso. «Cazzo, ma almeno ti ricordi come mi chiamo?...»
«No» risposi fredda, voltandomi appena. «E a dir la verità, non mi interessa.»
Doveva essere deprimente per un uomo capire che una donna lo aveva soltanto usato, che non era importante come credeva. I ragazzi del Weston College erano abituati a comandare, a trattare le donne di merda: ma guai se erano le donne a trattare di merda loro, ovviamente.
Sbattei la porta e lo lasciai in boxer, sul suo letto, con una faccia stravolta.
Per me, da quel momento in poi, poteva anche andarsene all’inferno: non scopavo mai due volte con lo stesso ragazzo. Il corridoio del dormitorio maschile era deserto; osservando il cartello che recava scritto vietato fumare, mi accesi una sigaretta prendendo il pacchetto dalla tasca del mio zaino, e soffiai fuori il fumo.
La maggior parte dei ragazzi non valeva nulla, come il tizio con cui ero appena stata. Si credevano mandrilli perché tracannavano due litri di birra in un colpo solo, ma a letto non ci sapevano fare per niente.
Con la pratica, adesso riuscivo a capirlo solo dai preliminari. I ragazzi si dividevano in due categorie: quelli arrapati che ti saltavano addosso e arrivavano subito all’orgasmo, e quelli che si credevano esperti e perdevano un mucchio di tempo con le mani e con la lingua, pensando di farti eccitare di più.
Non capivano che il gioco era nelle mie mani.
Decidevo io quando farli venire.
Se un ragazzo si mostrava cafone o stronzo, lo facevo eccitare da pazzi e poi me ne andavo all’improvviso, lasciandolo con un palmo di naso e soprattutto insoddisfatto.
Non si meritavano altro. Gli uomini erano solo una manica di bastardi, arroganti ed egoisti.
Uscii nel parcheggio, diretta al mio dormitorio, nell’ala opposta del campus. Di solito a quell’ora Liv, la mia compagna di stanza, ripassava le lezioni del giorno: andava a letto all’una del mattino, a volte.
Eravamo coetanee ma lei, a quasi vent’anni, era ancora vergine. Non avevamo mai parlato della mia reputazione. Era la mia migliore amica al Weston, proprio perché si faceva i cavoli suoi e non mi giudicava.
La mia fama mi precedeva: Cheryl Benton era una che si scaldava presto e si lasciava scopare senza dare problemi.
In fondo era colpa mia, ero stata io a far iniziare tutto.
Per sfogare il mio dolore.
Ma dopo un po’ la cosa mi era sfuggita di mano.
Una reputazione rovinata è difficile da togliere, e per la gente sarei rimasta sempre Cheryl Benton, quella che la da’ a tutti. A nessuno interessava vedere dietro quella facciata.
Oramai ero imprigionata in un ruolo.
Per un po’ di tempo avevo cercato di comportarmi bene, non ero uscita con nessuno per quasi un mese, ma non era servito a nulla. Chiunque sentiva il mio nome, sapeva chi ero e cosa avevo fatto.
Mi sedetti sui gradini dell’ingresso del dormitorio, tirai l’ultima boccata di fumo e gettai a terra la cicca della sigaretta, pestandola con un piede.
Rimasi seduta, a guardare le stelle.
Non c’era nulla dentro il mio cuore, avevo smesso da tempo di provare emozioni. E gli altri avevano ragione, anche quelli che mi scopavo. Ero solo un bel corpo senza anima.


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