Lettori fissi

martedì 3 febbraio 2015

"Un terremoto d'amore" di Nicole Lennek



Trama
Si tratta di un romanzo rosa, ove si intrecciano passione rabbia amore e gelosia.
Il terremoto che ha devastato l’Emilia ha fatto sì che molti carabinieri siano stati convogliati nelle tendopoli, la gestione dei campi terremotati, delle emergenze, richiede diverse braccia in più tra queste Mia un maresciallo dei carabinieri, con un trascorso personale difficile, una ragazza fragile nonostante la divisa, nel suo passato Claudio e Simone. Nel suo presente nessuno, ma all’improvviso…eccoli, di nuovo loro, Simone è il nuovo capitano, vecchi rancori vecchie gelosie, lui l’ha allontanata nel passato con forza e decisione. Il cuore di lei ancora sanguina , le loro divergenze scoppiano come la passione e Claudio è ancora tra di loro.
Le indagini li coinvolgono li avvicinano. Rabbia passione gelosia li allontanano.
Due protagonisti con due caratteri complessi, le loro vite si intrecciano, si dividono, si ritrovano.
Riuscirà il cuore di Mia a scendere a patti con la sua mente? Simone riuscirà a trovare nell’insicurezza di Mia la strada per il suo cuore? Ma quando sarà lei la vittima…tutto cambierà


Stralcio

Rientrate al campo Mia si avviò verso la zona militare e s’infilò nella zona doccia, voleva darsi una rinfrescata prima di andare a parlare col comandante. Aveva dato un’occhiata e non c’era la macchina di Simone. Aveva tirato un sospiro di sollievo: allora era venuto solo in visita! Pericolo scampato.            
Aprì la porta del container e se lo trovò di fronte, in jeans, scarpe, un asciugamano in mano, intento a frizionarsi i capelli, il torace nudo e null’altro. Rimase immobile, la saliva azzerata.
La fissò con le labbra socchiuse.
“Mia…” La voce di lui era ancora calda come la ricordava, i suoi occhi brillavano e mostrava un sorriso appena abbozzato sotto la barba rasata e i baffi appena accennati.
“Io non… non ho visto la tua macchina.” Lui sollevò un sopracciglio ironico, continuando a frizionarsi i capelli.
“E hai pensato fossi andato via.” Spostò lentamente le braccia, smettendo di frizionarsi i capelli e senza fretta afferrò la maglietta, appesa al pomello dell’attaccapanni, ma non se la infilò.
Mia serrò la mascella sibilando:
“Potresti vestirti?”
“Certo! E tu potresti uscire o andare in bagno. Mia, tanto per chiarire: non me ne andrò. Sostituisco Matteo il tuo comandante!” Rimase ad osservare gli occhi di lei incupirsi, la mascella che si serrava, il tremito che la percorreva, lo sguardo basso, e il suo restare immobile. Lei riusciva a far uscire il peggio di lui; non era così che glielo avrebbe voluto dire.
Si sentiva perso, smarrito. In quegli ultimi mesi era cambiato tutto e si era messo in discussione tante volte, troppe, e l’ultima cosa che si sarebbe aspettato era di rivedere lei.
La osservò alzare il mento, in quel gesto che tante altre volte le aveva visto fare, passargli accanto e infilarsi in bagno. Sentì la porta dietro di lui chiudersi con un tonfo e sobbalzò, sospirò, si sarebbe preannunciato un duro lavoro. S’infilò la maglietta: era meglio cominciare. E pensare che aveva deciso di andare lì per stare sereno, staccare la spina dopo una lunga missione che lo aveva portato a riflettere sul suo futuro e anche per dimenticare lei!

Inspirò osservando la porta dietro cui Mia era sparita.

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