Lettori fissi

martedì 3 febbraio 2015

"Genesi" (I Guardiani degli Inferi) di Daniela Ruggero (Lettere Animate Edizioni)



Daniela Ruggero
I GUARDIANI DEGLI INFERI
GENESI
Seguito de La Sposa Oscura

Lettere Animate Editore
isbn:

Copyright Lettere Animate 2015



Per Enzo...

A te che sei cielo e terra.
Acqua e fuoco.
Vita e morte.
A te che sei anima e cuore.
Sangue e carne.
A te che mi guardi penetrandomi l'anima.
A te che sei l'isola di pace a cui il mio spirito approda quando geme
di dolore e si lacera nell'incertezza.
A te che accogli la mia rabbia, il mio amore, la mia ossessione.
A te che sei un uomo forte,
 padre,
 amante e marito.
A te che sei calore che scalda il mio cuore gelido.
A te che rinfreschi la mia pelle calda.
A te amore mio... Sempre e comunque.




Dal Libro III "Dettami e moniti"

"Guai a colui che si avvicini alla stirpe delle prescelte violandone il libero arbitrio. Sia interdetto al figlio degli Inferi il potere di creare la Sposa Oscura attraverso raggiri e false promesse. Affinché un tale indiscriminato abominio non sia ripetuto vieto, al sangue del mio sangue, di compiere una tale oscenità. Se tale avviso non fosse sufficiente a proteggere la Luce, io prometto sofferenza, dolore e sacrificio alla sua anima, che bruci nel perenne tormento fino a quando sia impressa nella sua carne il vero significato della parola sacrifico"

Selene si alzò in piena notte, scese le grandi scale lenta dirigendosi verso la porta d'ingresso. Tentò di uscire dalla porta di ingresso ma un gelido dolore le trafisse il palmo della mano non appena afferrò la maniglia. Si rese immediatamente conto che non avrebbe potuto uscire dalla Villa trasformata nella sua prigione. Si inginocchiò. Le lacrime di sangue le scorrevano sul viso ustionandola. Strinse i pugni conficcandosi le unghie affilate come rasoi nei palmi per trattenere la rabbia. «Mio Signore» sussurrò angosciata. «Verrò a prenderti negli Inferi, ti strapperò dalle tenebre e tornerai da me. Dovessi distruggere l'intero universo e nutrirmi del cuore di tuo padre.»
Alexander nascosto nel buio la osservava silenzioso.

Un secolo fa

I soffocati lamenti della donna accompagnavano quella lunga e afosa notte d'Agosto. La cappa della calura estiva si era impossessata dell'aria avviluppandosi alla gola impedendo ogni possibile respiro, gli spiriti non erano benevoli e avevano negato il sollievo per settimane.
Le mani stringevano con forza le lenzuola di lino bianche.
La levatrice, una donna corpulenta dotata della voce più stridula che avesse mai udito, la incitava. «Spinga Annia, spinga, coraggio, ci siamo quasi, ancora un piccolo sforzo, vedo la testa.»
Incollata alle lenzuola bollenti Annia sentiva le forze abbandonarla. «Lucas.» Sussurrava strozzata cercando nel nome del suo sposo la forza per sopportare quel dolore simile a lunghi artigli che lacerano il ventre per farsi strada nel mondo esterno.
Lucas accanto alla porta, udiva quello scambio di lamenti e parole che si mescolavano tra di loro in attesa dell'unico e vero suono che desiderava sentire: il pianto di suo figlio. Sarebbe venuto al mondo portando a compimento la prima profezia. Aveva trascorso secoli alla ricerca di quell'unica donna capace di concedergli un tale dono e, dopo sterili tentativi, aveva compreso che un sortilegio gli impediva di riconoscere la prescelta.
La sua natura non conosceva la sconfitta e scaltro, aveva raggirato l'ostacolo creando un Guardiano capace di riconoscere il sangue di colei che sola poteva distruggere gli Inferi. Manipolatore dell'animo umano e dotato di una bellezza eccezionale lo aveva condotto davanti alla porta della sua sposa, cancellandone la paura. Il resto della storia si stava compiendo in quel momento. Le dimensioni così com'erano state create sarebbero crollate al suo cospetto e il caos avrebbe invaso la terra vedendo lui, Lucifero, come unico e incontrastato regnate sui mondi.
Il servitore si avvicinò al suo Signore con una brocca stretta tra le mani ossute, gli occhi fissi sul pavimento come segno di sottomissione a quell'uomo imponente, rispettato, che rivestiva nella comunità un ruolo di grande importanza. «Mio Signore desiderate dell'acqua fresca? La calura di questa lunga notte è soffocante.»
Lucas afferrò la brocca di terracotta senza dire una sola parola svuotandola del suo contenuto. La gola arsa dalla sete lo stava torturando e il caldo causato da quel sole insolente ne consuma le energie. Avrebbe spento quella palla di fuoco in cielo che tanto insultava la sua pelle delicata. Le lampade a olio erano più che sufficienti per illuminare le strade e non avrebbero ferito i suoi occhi sensibili che ricordavano il ghiaccio immerso nelle profondità degli oceani antartici.
Dalla cucina la serva uscì trascinando i piedi e trasportando un enorme pentola di acqua bollente. Lo sforzo le imperlava la fronte di sudore. Era piegata su se stessa e barcollante.
Lucas vide la scena come a rallentatore. La donna gli passò davanti esausta e ansimante. La fatica di quella notte non era solo fisica ma anche mentale. Il suo Signore era sempre stato un uomo molto buono e gentile, ma da quando Annia aspettava il loro primogenito si era trasformato in un despota.
La Signora lo giustificava sostenendo che era molto teso a causa della sua salute precaria e dell'imminente arrivo del bambino, ma lei aveva spesso notato come uno strano ghigno maligno si disegnasse su quel viso d'avorio ogni qual volta la guardava. Ne era terrorizzata e ogni notte prima di dormire, pregava per ore prostrata sul suo inginocchiatoio fino a sanguinare per l'angusta posizione.
Annia era buona come un angelo e bella come un'antica Dea. Lunghi capelli neri le ricadevano sulla schiena accarezzandola dolce. Gli occhi scuri e calorosi abbelliti la ciglia folte e setose. Il sorriso acceso e le mani delicate. Da quando aspettava il bambino però il suo viso appariva tirato e pallido e spesso, dopo aver trascorso la notte con il suo sposo, si aggirava stanca come uno spettro in quella casa fredda.
Un urlo squarciò il cielo e un istante dopo il pianto di un bambino riempì la casa.
La serva entrò nella stanza. La levatrice la guardò con arroganza. «Sbrigati con quell'acqua.» Intimò arcigna.
La donna esausta e piegata in avanti appoggiò la pentola a terra e iniziò a mescolarne il contenuto con acqua fresca, quando la temperatura fu ottimale la levatrice la raggiunse con il piccolo e lo lavò con cura, dopo di ché lo avvolse in una coperta calda e lo porse alla madre in attesa. «E' maschio, un bellissimo maschio.»
Annia prosciugata nelle forze per quel lungo travaglio sorrise. «Ciao amore mio, benvenuto.»
Lucas entrò nella camera da letto a passo deciso, si fermò davanti al grande letto di legno e guardò madre e figlio in un lungo silenzio.
Annia accarezzava il viso della sua creatura con amore e devozione, alzò gli occhi verso il marito. «Mio Signore ecco il nostro bambino.» Mormorò in attesa di un sorriso del suo sposo, e scoprì il viso del piccolo mostrandone la meravigliosa perfezione.
Lui lo guardò con aria sospetta. «E' maschio?»
«Si, come avete sempre sostenuto.»
Lucifero sorrise e volgendo lo sguardo verso le donne nella stanza disse: «Lasciateci soli ora.» Ordinò brusco. Le uscirono sconcertate da quell'atteggiamento duro e insolente. «Siete bellissimi...Grazie Annia non avete idea del regalo che mi avete fatto questa notte.» La donna si illuminò estasiata dalla bellezza del suo amato, un uomo meraviglioso e perfetto, un dono della luce e della buona sorte.
«Prendete il vostro primogenito e lasciate che io vada a rinfrescarmi.»
Lucas cince il bambino tra le braccia. «Benvenuto Marcus, figlio mio, sangue del mio sangue, eccoti finalmente ti aspetto da sempre.»
Annia si alzò dal letto sforzandosi di apparire in forze e si diresse verso l'anticamera per togliersi la camicia da notte intrisa di sangue e rinfrescarsi il viso. Quando tornò dal suo sposo la scena che le si propose davanti fu agghiacciante. Lucas teneva il bambino attaccato al suo petto, rivoli di sangue colavano su quel corpo scolpito che luccicava come la neve alle prime luci del mattino. Due grosse ali nere occupavano tutta la stanza. Alzò il viso e la guardò scavandole il cuore. «Vieni da me mia Sposa Oscura, permettimi di compiere il nostro destino.» La voce suadente e ipnotica penetrò ogni piega dell'anima di Annia, che avanzò di qualche passo incerta.
«Che cosa succede mio Signore? Chi siete? Dov'è mio marito?»
«Non mi riconosci mia sposa? Sono io, sono sempre stato io e tu lo sai. Rifletti mia cara, pensa a tutte le nostre notti di passione, ricorda il mio sangue, non lo senti mentre scorre tumultuoso dentro di te?»
Come una luce accesa nella notte le immagini dei loro momenti d'intimità si fecero chiare. Le labbra calde e peccaminose di Lucas che si facevano strada sul suo corpo. I denti che si affondavano nel suo collo e la lingua che leccava il suo fluido vitale. E lei, del tutto priva di volontà, che si nutriva del sangue di quell'uomo sconosciuto al quale si era unita con amore.
«Vieni da me Sposa Oscura. Mia Eletta. Unisci il tuo potere al mio e controlleremo i cieli e la terra.»
Annia si mosse priva volontà. Se la parte razionale della sua coscienza la intimava di fermarsi il resto del suo corpo non desiderava altro che accontentare il suo sposo.
Le lunghe dita di Lucifero si strinsero attorno ai suoi polsi esili. La attirò a sé malamente arpionando con l'altra mano il figlio. Quel giorno segnava il capovolgimento dei mondi e delle regole scritte nei secoli. Allungò le zanne pregustando il dolce sapore della sua piccola donna e si affondò in lei senza alcuna pietà.
Annia tremò scossa da quel dolore violento e sconosciuto. Alzò gli occhi incrociando lo sguardo crudele di colui che aveva amato e venerato per anni, non riconobbe nulla di quell'uomo bisognoso d'aiuto aveva che bussato alla sua porta in piena notte. «Chi siete?» Domandò come se lo incontrasse per la prima volta.
«Sono Lucas il tuo sposo e il Signore degli Inferi. Io sono il Re Oscuro che tutti temono, ma che desiderano per i piaceri che concedo loro.»
«Lucifero» commentò lei con la gola serrata dal terrore. «Dunque è questo il mio destino? Il tormento eterno?»
Lui sorrise divertito si morse il polso e gli fece ingoiare il suo sangue pronunciando parole oscure chiudendo ermeticamente la loro unione e assicurandosi il dominio incontrastato sulla terra. «Il mio sangue è il tuo sangue. La tua anima è la mia anima. La mia carne e la tua carne. Bevi Principessa Oscura. Nutriti. Saziati e risorgi per me.»
Mentre il Signore del dolore indugiava sulla sua vittoria Annia si coricò nel suo letto con il piccolo Marcus tra le braccia. Lo guardò dormire un piccolo angelo. La sua anima si ribellò a quella morsa demoniaca, strinse la sua coscienza svegliandola da quel torpore malevolo. «Troverò il modo di darti la libertà amore mio» sussurrò cullandolo. «Dovessi camminare scalza all'inferno strapperò la tua anima dagli artigli di quel mostro al quale mi sono congiunta e ti renderò giustizia.» Le lacrime scivolarono sulle sue guance bruciandole la pelle. «Perdonami mio piccolo Marcus, la mia debolezza sarà fonte di dolore per entrambi, ma arriverà il giorno in cui potrai camminare tra gli uomini fiero delle tue origini.»


Un secolo e mezzo dopo da quella promessa Lucifero fu segregato negli Inferi e Marcus nella dimensione umana.

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