Lettori fissi

giovedì 30 ottobre 2014

Presentazione: "Come una pianta di cappero" di Massimo Granchi (0111 edizioni)




Trama:
Edda nasce nella seconda metà del Novecento in una famiglia di umili origini e in un quartiere popolare alla periferia di Cagliari. Una madre distratta da tanti figli e dall’alcool, un padre troppo assente per motivi di lavoro, la lasciano crescere ostinata e fragile, in mezzo alle molteplici stravaganze dei suoi fratelli. Il sogno è l’unica dimensione in cui può vivere. Edda, infatti, vorrebbe godersi la libertà fuori dalle quattro mura domestiche, dalla sua città e da se stessa. Alcuni viaggi verso l’emancipazione, a volte obbligati, la portano per lunghi periodi a vivere in Continente. A Palermo fa la giostraia ed è ospite di una famiglia di zingari. A Roma è acrobata in un circo. Mentre la vita incombe, si definiscono in lei i segni di una debolezza emotiva profonda, aggravata dai molti ostacoli che incontra, dagli amori infelici e dai fallimenti che subisce. Conosce Onofrio, l’uomo che diventerà suo marito, e grazie a lui sembra pacificarsi con la parte tormentata della sua anima. Che cosa accade però quando il viaggio non può più essere un rifugio? Quando la stabilità sfugge ed è minata da rapporti umani tormentati, dall’improvvisa malattia di un padre adorato e dalla tragica morte del fratello più caro? L’incapacità di vivere di Edda si trasforma. Diventa malinconia, poi ansia e infine depressione, una malattia che non le lascia scampo e annebbia il resto. Come una pianta di cappero è un romanzo che esplora le fragilità umane e la paura di vivere per proporre una riflessione sull’amore, sulla ricerca della felicità e sui suoi lati oscuri.

Stralcio:
"Aveva ripensato agli inseguimenti dietro alle libellule e alle farfalle, alla varietà di coccinelle che popolavano il giardino di margherite, alle lumache che raccoglieva tra i cardi per farle cuocere nel pomodoro. Si era figurata il colle San Michele come fosse di nuova affacciata alla terrazza di casa. Aveva riconosciuto il suo profilo contro il cielo azzurro di inesauribili primavere. Aveva immaginato di scalare le rocce arroventate dal sole sotto le grandi latomie fino alle rovine del castello con la massiccia base quadrangolare e le tre torri superstiti cinte da mura. Aveva desiderato di arrivare in cima dove avrebbe visto l'orizzonte e il mare cobalto che a volte, nelle giornate estive, le pareva di sentire rumoreggiare contro i faraglioni della Sella del Diavolo."



link pagina facebook: come una pianta di cappero.

AUTORE: Massimo Granchi
BIOGRAFIA: Nato a Cagliari nel 1974 e residente in provincia di Siena dal 2001. Impiegato nel settore pubblico della formazione professionale. Inizia a scrivere racconti all’età di tredici anni e non smette più. Negli anni dell’università, pubblica due saggi storici e molti articoli a carattere scientifico su riviste nazionali. Nel frattempo, i suoi racconti sono segnalati e premiati dalle giurie di vari concorsi letterari. Nel 2011 inizia a lavorare al suo primo romanzo che sarà pubblicato dalla 0111 edizioni nel 2013 con il titolo Come una pianta di cappero.
SITO: http://liberos.it/pagine/massimo-granchi/182; facebook: massimo granchi, come una pianta di cappero.
CONTATTI: maxgranchi@libero.it
TITOLO DELL’OPERA: Come una pianta di cappero
TRAMA: Edda nasce nella seconda metà del Novecento in una famiglia di umili origini e in un quartiere popolare alla periferia di Cagliari. Una madre distratta da tanti figli, un padre troppo assente per motivi di lavoro, la lasciano crescere ostinata e fragile, in mezzo alle molteplici stravaganze dei suoi fratelli. Il sogno è l’unica dimensione in cui può vivere; Edda, infatti, vorrebbe godersi la libertà fuori dalle quattro mura domestiche, dalla sua città e da se stessa. Alcuni viaggi verso l’emancipazione, a volte obbligati, la portano per lunghi periodi a vivere in Continente. A Palermo fa la giostraia ed è ospite di una famiglia di zingari. A Roma è acrobata in un circo. Mentre la vita incombe, si definiscono in lei i segni di una debolezza emotiva profonda, aggravata dai molti ostacoli che incontra, dagli amori infelici e dai fallimenti che subisce. Conosce Onofrio, l’uomo che diventerà suo marito, e grazie a lui sembra pacificarsi con la parte tormentata della sua anima. Che cosa accade però quando il viaggio non può più essere un rifugio e la stabilità sfugge perché minata da rapporti umani tormentati?
CASA EDITRICE: 0111 edizioni
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2013
GENERE: romance
PUBBLICO: adulti
PAGINE: 246
PREZZO: 16,00 euro
REPERIBILE PRESSO: http://www.labandadelbook.it/shop/; Amazon, Ibs, anche in formato e-book

INTERVISTA STANDARD A MASSIMO GRANCHI

1.      Ciao e benvenuto sul mio blog; ci parli un po’ di te, non come autore ma come persona?
Ciao Connie, grazie a te per l’ospitalità! Sono sempre alla ricerca di nuovi stimoli e sfide creative; sono incuriosito dalla vita e dalle persone, mi piace lo sport, viaggiare e leggere. Ascolto musica di ogni genere ovunque sia possibile, a casa, in auto, in autobus, durante le mie lunghe passeggiate. In passato ho studiato comunicazione e mi sono occupato di marketing del turismo. Nel prossimo futuro vorrei approfondire il mio interesse per la psicologia. Per ora, mi occupo con soddisfazione di formazione professionale nel settore pubblico. Scrivere mi permette di vivere intensamente e di esprimermi al meglio. Non posso farne a meno per questo scrivo ogni giorno. Abito in un paese della campagna senese, tra la Valdarbia e le Crete Senesi. Le cose che mi mancano della Sardegna, regione in cui sono nato, sono il mare, gli amici e Cagliari, ma la terra che mi ospita è un mondo ideale dove i paesaggi sono mozzafiato, il cibo è ottimo, l’arte, la cultura e l’ambiente sono tutelati e si esprimono al meglio. Sono sposato e ho quattro figli che mi riempiono l’esistenza e mi rendono orgoglioso di essere padre.   

2.      Quando e come è nata la tua passione per la scrittura?
La mia passione per la scrittura è nata quando avevo tredici anni. All’epoca frequentavo la scuola media e mi esprimevo scrivendo piccoli racconti o riportando sul diario note che raccontavano sensazioni e ricordi della giornata. Era il mio modo di veicolare energia e tracciare i confini di una ricerca interiore. Ho avuto fortuna perché ho incontrato alcune persone speciali che hanno riconosciuto un talento in ciò che per me era un modo necessario di ancorarsi a qualcosa di sicuro nel turbine della vita. Queste persone mi ha hanno sostenuto e incentivato perché continuassi a scrivere, a credere nei sogni, ma soprattutto, a non temere le difficoltà e a essere tenace.     

3.      Oltre alla scrittura, quali sono i tuoi interessi?
Mi piace la musica, senza la quale sarebbe difficile per me godere, fino in fondo, la giornata; mi piace lo sport: per anni ho praticato la pallavolo. Sono stato un giocatore appassionato e competitivo, un dirigente sportivo e un arbitro. Chissà che nel futuro non ci sia una carriera da allenatore? Mi piace leggere, prediligo la narrativa contemporanea italiana. Viaggiare è un’altra mia passione: non mi piace solo raggiungere un luogo, ma anche l’essere in viaggio, spostarmi da un luogo all’altro perché stimola la mia riflessione, il dialogo con me stesso e la mia creatività.   

4.      I tuoi libri e autori preferiti?
Mi piace molto Andrea Vitali, la sua ironia, la fluidità del linguaggio, mai banale, la costruzione intrigante della storia e dei suoi personaggi straordinari, la capacità di raccontare i luoghi, spesso gli stessi, in uno e centomila modi diversi. Di questo autore consiglierei La leggenda del morto contento e Olive comprese. Mi piacciono anche Michela Murgia e Flavio Soriga, dei quali consiglierei, rispettivamente, Accabdaora e Sardinia Blues. Tra gli autori stranieri più amati, c’è Paul Auster e vi consiglierei di leggere Invenzione della solitudine. Altri libri di autori stranieri che secondo me dovreste assolutamente leggere sono: L’oblio che saremo, di Abad Faciolince Hector, Le correzioni di Franzen Jonathan, Il bar delle grandi speranze di Moehringer J.R e Stoner di Williams John E. 

5.      Come è nata l’idea per il tuo romanzo?
È nata sulla soglia dei miei quarant’anni dal desiderio di festeggiare in maniera speciale. Mi sono preparato con un po’ di anticipo rispetto alla data, ho provato a strutturare una storia più lunga di quelle che ero abituato a scrivere (sogno che avevo fin da bambino). Ho voluto ricomporre così, dentro di me, memorie, emozioni, identità e radici; quasi a voler re-inscrivere, in un mio odierno sentimento, la vita e il tempo. Dopo circa sei mesi la prima bozza era pronta. L’ho riletto e corretto a lungo, ma se non fosse stato per mia moglie e per gli amici, forse sarebbe rimasto nel cassetto. Loro, infatti, lo hanno giudicato meritevole di attenzione e così l’ho sottoposto alle case editrici.  

6.      A cosa ti sei ispirato per descrivere i tuoi personaggi? C’è qualcuno di loro che ti rispecchia più degli altri, o al quale ti senti più legato? Perché?
Il mio primo romanzo è la conseguenza di un percorso di riflessione ed è stato scritto d’istinto, rispondendo a un’esigenza di apertura, sfogo e liberazione personale. Molte vicende e i personaggi sono ispirati a esperienze vissute ma niente è reale; si tratta di una trasfigurazione della realtà, ricreata per esigenze narrative. I personaggi, in particolare, mi hanno guidato e mi hanno fatto scrivere loro la storia, senza che io potessi evitarlo; ognuno di loro ha una caratteristica che mi appartiene e spero che ogni lettore possa immedesimarsi in parte, e allo stesso modo, in almeno uno di loro. La mia sfida più grande, infatti, è stata quella di parlare di cose ordinarie come se fossero straordinarie. Tra tutti, Edda e Onofrio sono i personaggi che ho amato di più: lei per la sua utopica e inappagabile necessità di essere felice, lui per la sua pazienza e la sua inesauribile positività.    
   
7.      Qual è il messaggio che hai voluto lasciare ai lettori?
La storia della protagonista è, con le sue alterne vicende, la trasposizione narrativa della condizione umana e della precarietà dell'esistenza, la ricerca di un tentativo di costruzione del sé, tante volte sfuggente e assediato dagli eventi che finiscono spesso per prevalere rendendo vani i tentativi di felicità. La forza dell'amore è vista nel libro come unico antidoto alla autodistruzione e il solo motivo di speranza.

8.      Puoi descrivere brevemente il tuo percorso di autore e le tue esperienze?
Dopo i primi sei mesi trascorsi a scrivere senza curare troppo la forma, ma semplicemente assecondando il ritmo incalzante dei miei pensieri, ho cominciato l’impegnativo lavoro di finitura, sintesi e correzione del testo che ha richiesto un anno. Nel frattempo, ho fatto leggere il romanzo a persone a me vicine, con esperienza e provenienza diverse, e ho riflettuto sulle loro impressioni. Quando ho ritenuto sufficientemente pronto il lavoro, l’ho inviato a oltre trenta case editrici, esclusivamente a quelle che permettevano l’invio tramite e-mail, per comodità e per contenere i costi. Nei due mesi successivi ho ricevuto dieci proposte di pubblicazione, di cui due senza spese. Alla fine ho optato per quella delle due che, a mio giudizio, offriva le migliori condizioni contrattuali. 
 
9.      Cosa ne pensi del panorama letterario odierno? Cosa vorresti dire agli autori esordienti che non hanno ancora pubblicato?
Noi lettori italiani siamo molto curiosi; desideriamo conoscere, apprendere, essere informati e spendere poco. La nostra capacità critica è alterata dalle continue sollecitazioni che riceviamo dai media. Ciò nonostante abbiamo più consapevolezza di un tempo su vari aspetti che riguardano la nostra vita, la società, la politica e la cultura. Anche per questa ragione il lavoro degli editori italiani è difficile. Credo siano intrappolati tra il desiderio di creare prodotti di qualità e la necessità di vendere per sopravvivere. L’offerta di libri è maggiore rispetto alla domanda. I cambiamenti che il mercato editoriale sta attraversando con il passaggio al digitale della distribuzione e, in alcuni casi, dei supporti stessi per la lettura, rende tutto molto più affascinante ma competitivo. Il mio elogio va soprattutto alle piccole e medie case editrici che investono sugli esordienti senza chiedere investimenti iniziali. A loro forse spetta il compito impegnativo di selezionare prodotti di qualità per lanciarli sul mercato editoriale a poco prezzo. Agli autori esordienti direi di insistere, di scrivere ogni giorno, prima di tutti per se stessi, di leggere molto, di confrontarsi con altre persone, di far leggere le loro opere e rendere produttiva ogni critica ricevuta: esiste di sicuro, da qualche parte, un editore disposto a credere in voi.  

10. Quali sono i tuoi progetti futuri? Qualche anticipazione sulle tue pubblicazioni?
In questo periodo sto lavorando al mio secondo romanzo. Spero di riuscire a terminare una prima bozza entro l’anno e di poterti risentire, cara Connie, per parlarti del libro entro l’estate 2015!


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