Lettori fissi

giovedì 31 luglio 2014

"Racconti mentre fuori piove" di Serena Fantasy Gothic Gatta (vincitrice del contest Moonlight Summer Selfie)






N.1

I signori della pioggia, Mastro Tuono e Signora Tempesta, mi portarono lì, quella notte, alle rovine dell’antico Tempio della Luna:
-Impara i segreti degli antichi!-dissero ,e mi lasciarono.
Che vento freddo, sembravano tanti spilli che mi bucavano la pelle, mi strinsi nella mantella di velluto color porpora e scesi le scale in roccia.
Vecchie rovine ,che portavano ancora il ricordo della magnificenza di un tempo, mi circondavano, io , al centro , ne sentivo l’immenso potere.
Istintivamente sfiorai una colonna di marmo opaco e subito apparvero parole infuocate in rilievo:

“ TRA OMBRA E LUCE,
   TRA PIUMA E SPINA,
   IL PENSIERO UMANO SI PERDE
   IN UN GIOSTRAR DI EMOZIONI “

Stupita rilessi le parole più volte.
Due passi e sfiorai una parete con un profilo di donna dipinto, era sbiadito ma immaginavo lo splendore di un tempo, per un istante lo vidi.
Apparvero altre parole infuocate:

“GOCCIA DI LACRIMA,
SCIVOLA VIA!
NON RESTAR SULL’ORLO”

Capito il “come “ dover procedere ,appoggiai le mani a terra , il mosaico , ancora  per metà visibile, sprigionò una luce intensa ,e nella luce lessi:

“NEI GIARDINI DI PIETRA DEL CUORE,
SPUNTANO FIORI DALLE FESSURE”

Avanzai verso un piccolo patio decadente,  (forse un tempo circondato da gelsomini , ne sentivo il profumo lieve ), e ne sfiorai un angolo;
fluttuanti nell’aria ancora parole infuocate:

“IL TROPPO DOLCE NAUSEA CREA,
CI VUOL L’AMARO
PER APPREZZARLO”

Camminai per qualche metro, il vento si era calmato, mi trovai in uno spazio dove prima c’era un laghetto, ne vedevo il fondo e qualche rimasuglio melmoso.
Sfiorai nel vuoto un invisibile cascata, piccole lettere scesero a raffica sistemandosi davanti a me come galleggianti:

“ IL BIANCO RIFIUTA IL COLORE
IL NERO LI CATTURA TUTTI
E LI PROTEGGE “

Proseguii.
Passai oltre un arco finemente decorato, sfiorandone la base, un nuovo messaggio infuocato apparve:

“UN SEGRETO COSI’ SI CHIAMA
PERCHE’ TALE DEVE RESTARE,
LA PAROLA DATA E’ SACRA
DA MILLENNI “

Una grande porta ,piena di serrature e catene , attirò la mia attenzione, non era nascosta ma restava spostata dal percorso che stavo seguendo; sentivo di doverla toccare:
tutto tremò per qualche secondo e, spinta da oltre la porta, apparve la scritta:

“BENE E MALE COESISTONO
MA HANNO UN LIMITE,
VARCATO QUELLO,
DIFFICILE TORNARE INDIETRO”

Ripresi il mio sentiero, spaventata e affascinata dal tutto.
Sfiorai tronchi di vecchi castagni ormai secchi, subito ripresero vita.
Foglie verdi e rigogliose vibravano frenetiche lasciando cadere ,ai miei piedi, piccole lettere luminose che veloci si misero in ordine:

“IL TROPPO LINDO E PURO
AGLI OCCHI DI TUTTI,
IL MARCIO LO TIENE DENTRO,
MA PRIMA O POI ESCE.”

Alzai lo sguardo, oltre un piccolo ponte, due sagome mi attendevano.
Il primo passo che feci sul ponte scatenò una luce che invase tutto, giganti lettere si palesarono  in fila ,una dietro l’altra:

“IL SOFFOCAR  <L’ESSENZA>
PORTA A SPASSO IL DEPRAVATO PENSIERO
E SE NE NUTRE”

Attraversai il ponte. i signori della pioggia mi riportarono a casa:
-UMANI, SCORDATE IL
“ COME DEVI ESSERE”
E RISCOPRITE IL
“SONO”
Mi dissero.

Mi svegliai.



Serena Fantasy Gothic Gatta

  


N.2

Lentopasso era uno sciamano ,così  dicevano, un mago potente arrivato da chissà dove per andare chissà dove.
Nessuno conosceva il suo nome vero, soleva dire:

-LENTO PASSO
NESSUNA FRETTA,
TUTTO SCORRE,
PASSA,
SI RISOLVE!

Non diceva altro.
A chi incrociava il suo sguardo e gli sorrideva, ricambiava il sorriso e inchinava il capo in cenno di saluto.
A chi gli offriva viveri o bevande, stringeva le mani per qualche secondo in modo così intenso da infondere un calore immenso.
A chi lo guardava malevolo, a chi bisbigliava al suo passaggio o peggio gli urlava insulti ,solo per sentirsi più forte, riservava un ‘occhiata, non saprei nemmeno definirla esattamente, due occhi scuri che non si abbassavano.
Non diceva nulla, ma diceva tutto.
(quasi impossibile potesse essere così, ma era davvero così)
Erano sempre gli altri ad abbassare lo sguardo per primi; come presi da un improvviso senso di colpa, come se un segreto personale, una brutta azione mai confessata fosse ora in pubblica piazza alla visione di tutti.
Cambiavano strada ,infastiditi,colpevoli,umiliati.
Ne vidi tanti cambiare strada velocemente al suo passaggio,  ma ne vidi di più sorridergli e offrirgli doni.
Lentopasso incontrò anche il mio di sguardo, per due volte nella mia vita.

La prima volta ero solo un bambino.
Stavo uscendo dal fornaio, mano nella mano con mia madre.

Papà era morto da pochi mesi e lei.oltre al dolore della perdita, si portava addosso una colpa non sua ,ma che per tutti era sinonimo di scandalo, non era SPOSATA.
Quindi nessuno la rispettava come vedova.
So queste cose ora,al tempo io vedevo solo la mia mamma e il mio papà che si amavano, nient’altro.
Era rimasta incinta, volevano sposarsi,ma le famiglie non lo permisero, nemmeno io secondo loro dovevo nascere ero figlio dello scandalo.
I miei genitori scapparono.
Papà trovò lavoro in un’ impresa edile in una città lontana e là andarono.
Io nacqui e , anche tra molte difficolta e ristrettezze, fummo felici.
Mamma faceva la sarta in casa, sapeva creare meraviglie con poco e riparare ogni cosa con ago e filo.
Un giorno ,come tanti, cambiò tutto.
Era mattina inoltrata quando sentii un forte vociare che arrivava dal fondo delle scale della nostra palazzina di mattoni rossi e infissi bianchi, ( non so perché ma adoravo quel contrasto e le varie piantine di fiori colorati sui davanzali. mi incantava gli occhi), passi veloci, bussar violento alla porta.
Mamma corse ad aprire, io abbandonai i miei giochi e mi avvicinai alla porta.
Due amici di papà le dissero qualcosa piangendo, mamma urlò e si lasciò cadere a terra, io osservai tutto senza ben capire, 5 anni sono pochi per capire tutto; ricordo la vicina che mi prese in braccio e mi portò via con lei mentre altre donne, accorse per l’urlo, aiutavano mia madre ad alzarsi.
Capii che era successo qualcosa di brutto a mio padre qualche giorno dopo, al funerale.
-Saluta papà!-mi disse mamma indicando una scatola stretta , lunga e chiusa.
-Papà è li dentro???-chiesi confuso
Lei annuì con il viso segnato da lacrime interminabili.
Piansi anche io.
Per tirare avanti, così si dice, mamma intensificò il suo lavoro di sarta e prese anche un altro lavoro.
Quella mattina, uscendo dal fornaio con tre pani e due bottiglie da   ½ litro di latte, stavamo proprio per andare all’altro lavoro, a servizio, così lo chiamavano tutti.
Io vedevo solo mia madre pulire una casa non sua e ricevere in cambio pochi soldi e poco rispetto.
Non si è mai lamentata, che grande signora era mia madre.

Lentopasso incrociò i nostri sguardi, mamma prese un pane e una bottiglia e glieli porse sorridendo, tristemente ma sorridendo.
Lui gli strinse le mani, per un istante rividi ,sul volto di mia madre, la serenità di un tempo, come se quell’uomo le avesse tolto ogni dolore.
Poi guardò me, io gli sorrisi, non avevo che il mio sorriso di bimbo da offrirgli.
Lui ricambiò con un cenno del capo, un sorriso e una carezza sulla guancia.
Sentii una forza in me da sentirmi invincibile, per quanto lo può essere un bambino di 5 anni.
Sentivo dentro un “qualcosa” ,mi dava la sicurezza che tutto si sarebbe sistemato.
Lentopasso disse la sua frase e se ne andò.
Arrivato da chissà dove per andare chissà dove.

Passarono gli anni, crebbi, studiai, mi feci una buona posizione, mi sposai ed ebbi tre figli che a loro volta studiarono, fecero carriera, si sposarono e resero me e mia moglie dei nonni felici.
Non sempre fu facile il corso della mia vita ma quella forza invincibile ,quel qualcosa che tutto sarebbe andato bene, non mi abbandonò mai.

La seconda volta che vidi Lentopasso fu quando, ormai vecchio, tornai nel quartiere dov’ero cresciuto.
Mia madre non c’era più da anni, si era spenta nella casa che le avevo comprato e in cui aveva vissuto per la bellezza di 50 anni, non si era mai risposata amava troppo mio padre.
Tutto sommato non ebbe una vita triste, le era rimasta dentro quella serenità d’animo, grazie Lentopasso.
Mia moglie dopo 60 anni di amore, se ne era andata pochi mesi prima, mi mancava, ma sapevo che ci saremmo riuniti da lì a breve.
I miei figli stavano bene e i miei nipoti anche .
Ero sereno.

Mi fermai davanti al negozio del fornaio, non era più una piccola bottega, era tre volte tanto. anche lui aveva fatto carriera.
Stavo per entrare quando “sentii” di dovermi girare e lì, a pochi passi da me, uguale a come lo ricordavo, c’era lui, Lentopasso.
La veste colorata e piena di pendagli scintillanti, gli stessi lunghi bianchi capelli, la stessa faccia, senza un minimo segno del tempo.
Ci guardammo dritti negli occhi per un istante che sembrò eterno.
Non ero più un bambino, ero ormai un vecchio , ricurvo e con un bastone per sorreggermi ,ma lui mi guardava come allora.
Gli sorrisi , feci per dire chi fossi ma lui mi fece un cenno del capo, un sorriso e una carezza sulla guancia
Mi aveva riconosciuto.
Gli presi ,istintivamente, la mano e la strinsi forte ,con tutta la gratitudine che avevo in corpo:
.Grazie!!!-dissi con gli occhi lucidi.
Lui si illuminò, almeno così mi parve, mise una mano sulla mia spalla e mi disse la sua frase.
Riprese il suo cammino, arrivato da chissà dove per andare chissà dove, tra gli sguardi e i sorrisi benevoli e tra quelli poco amichevoli.
Entrai dal fornaio.


SERENA FANTASY GOTHIC GATTA




N.3
Dondon  è un mastro pendolo, ripara e costruisce orologi di qualunque forma e dimensione.
Vive sulla torre dell’orologio al centro del paese, lassù dove le nuvole si appoggiano per riposare.
Gira di notte con il suo carretto, raccoglie ciò che la gente mette a sua disposizione, fuori dalle case, la sera.
Vecchi orologi rotti ma con parti ancora buone, viveri, vestiario, coperte, un po di tutto insomma.
In cambio ,lui, lascia veri oggetti d’arte orologiaia; piccole pendole decorate dai rintocchi cristallini, orologi a cipolla degni del più bravo mastro gioielliere, sono dei veri gioielli, non solo segna tempo, clessidre con sabbie dai colori scintillanti e mai visti…per ogni casa in cui trova lui lascia , uno scambio equo.
E’ un ometto buffo Dondon, bizzarro, a volte un po’ duro (quando la situazione lo richiede) e mai bugiardo, non è nella sua natura.
Si veste di strati, non si sa quanti, porta un cilindro pieno di  toppe colorate e ,ai piedi, porta scarponi così grandi che nemmeno i larghi pantaloni riescono a coprire.

Una mattina , la gente del paese, appena aprì le porte delle proprie case, restò stupita.
Ciò che avevano lasciato la sera prima ,era ancora lì.
La torta fuori dalla casa della pasticcera Miss Creame, ancora lì.
Le scarpe (2 paia) e un giaccone di fustagno del signora Ciociòp, ancora lì.
Una scatolina piena di ingranaggi,vecchia ordinazione mai ritirata, fuori dalla ferramenta del signor Gaggio,ancora lì.
Due coperte trapuntate,fuori dalla casa delle sorelle Pullilì e Pullilà, ancora lì.
Tutte le case del paese avevano ancora i loro doni mai raccolti.
Si alzò un brusio generale e tutti si diressero alla torre al centro del paese.
-secondo voi sta male?.chiese l’oste Oreste
-impossibile!!!- rispose con la sua voce potente Torontonton il mastro liutaio-Non si  è mai fermato Dondon, nessuno lo può fermare.
-Ma cosa è successo allora?  - si chiesero tutti a mezza voce.
.scopriamolo !!!- esclamò decisa Giaia la giornalaia bussando forte alla porta.
Nessuno rispose.
Provò a far scattare la grande maniglia e quella scattò.
-E aperta!!!-disse tra l’impaurito e l’euforico-Che facciamo?
- Entriamo!!!- risposero in coro.
In fila si avviarono su per le scale.
Qualcuno resto fuori a tener d’occhio la torre.
-Dondon!!-chiamavano a turno-Ci sei?
Nessuno rispondeva.
Era la prima volta che salivano lassù.
Dondon era un tipo molto riservato nella sua privacy e tutti lo rispettavano.
Scendeva lui, scambiava due parole, rideva con tutti, sapeva dare buoni consigli e non sbagliava mai un giudizio.
Non gli piacevano le troppe domande, ed era un amico fidato per tutti.

Arrivati in cima, davanti ad una porticina di legno lucido  socchiusa, si fermarono.
Non sapevano che fare.
Dopo un istante d’esitazione e dis guardi l’un con l’altro si fecero coraggio e spinsero piano piano la porta.
-Dondon ci sei?
Nessuna risposta.

Le nubi ,che lassù si appoggiano per riposare, si spostarono facendo posto ai raggi del sole che illuminarono tutto.
Ci fu un’esclamazione di stupore generale.
Uno spazio enorme, senza fine, pieno di ogni tipo di orologio o segna tempo possibile a perdita d’occhio, calendari e meridiane ovunque, una vastità assoluta piena fino all’inverosimile, ma ben ordinata e pulita.
-Come può essere possibile?-chiese qualcuno a bassa voce
Nessuno sapeva rispondere.
-Dondon!!!-esclamò ad alta voce Torontonton.
La sua voce divenne eco infinito e si perse chissà dove.
-Ma come..?-disse Giaia incredula.

Avanzarono di qualche passo guardandosi intorno, senza toccare nulla, un posto surreale.
Più avanzavano e più restavano senza parole nel vedere questo o quell’oggetto.
Ad un tratto chi guidava la fila si bloccò ,e gli altri .troppo intenti a guardarsi attorno gli finirono addosso.
Là , in un angolo, vicino alla finestra che da sul lato nord (da cui si vedono i monti lontani e il lago bagnato) c’era lui. Dondon, seduto comodamente sul divano con la testa appoggiata e un’espressione beata sul volto.
Gli scarponi a lato del divano, uno accanto all’altro, il cilindro sull’angolo  e una coperta (dono di qualcuno) appoggiata sulle gambe.
Qualcuno gli si avvicinò e gli tasto il polso.
Nessuno fiatava.
Il gesto del capo e l’espressione triste fece partire un brusio di dispiacere.
Dondon se ne era andato.
Sul tavolinetto vicino al divano c’era un biglietto, la pasticcera lo prese delicatamente e lesse ad alta voce:
-per voi cari amici!.
Tutti l’ascoltarono.

“ MIEI CARI AMICI,
SO CHE ORA MI STATE GUARDANDO E LEGGENDO LE MIE POCE RIGHE.
NON SONO SCESO IERI NOTTE,SENTIVO CHE IL MIO TEMPO STAVA FINENDO.
VI HO LASCIATO LE PORTE APERTE, SAPEVO CHE ,NON VEDENDOMI, SARETSE SALITI.
VOGLIO RINGRAZIARVI, TUTTI.
GRAZIE DI OGNI COSA A ME DONATA.
DI AVERMI SEMPRE RISPETTATO, PUR GIUDICANDOMI UN PO MATTO A VOLTE.
GRAZIE DELLE RISATE E DELLE LACRIME, DI AVER CONDIVISO CON ME I MOMENTI DELLA VOSTRA VITA
IN QUESTA NOTTE AHIME’ IL MIO CICLO FINISCE MA NON DISPERATE E’ IN ARRIVO UN MIO LONTANO NIPOTE, ANCHE LUI SI CHIAMA DONDON E SARA’ QUI PRESTO.
USATEGLI LE STESSE CORTESIE CHE AVETE USATO A ME E LUI FARA’ CIO’ CHE FACEVO IO, ANCHE LUI E’ UN MASTRO PENDOLO.
VI RICORDERO’ SEMPRE CON TANTO AFFETTO.”

IL VOSTRO AMICO DONDON

Finito di leggere, qualcuno si soffiò il naso, altri si asciugarono gli occhi.
Tutti guardarono il loro caro amico.
Lo fecero giusto in tempo per vederlo, illuminato dal sole, diventare polve dorata e scintillante.
Due piccole nuvolette entrarono e si mescolarono alla polvere, una folata di vento le prese e le spinse lontano verso i monti e il lago bagnato.
Scesero tutti dalla torre in silenzio, arrivati in fondo informarono gli altri, la voce si sparse, le campane suonarono a lutto.
Ognuno tornò alle proprie case ma, prima di chiudere le porte, guardarono un’ ultima volta verso la torre.
Là, davanti alla porta, c’era un uomo, di spalle, soprabito lungo, pantaloni larghi, scarponi enormi, cilindro pieno di toppe colorate in testa.
L’uomo si voltò e sorridendo a tutti , si tolse il cappello e fece un inchino.
La gente capì, ricambiò il sorriso e chiuse la porta.

Quella sera, illuminata dalla luce delle candele accese sui davanzali ,delle finestre, in segno di lutto, un carretto passò come sempre nelle strade a raccogliere e donare.
Un ciclo che non finisce mai ma si rinnova e uguale resta.



Serena Fantasy Gothic Gatta





N. 4

Fili d’oro, bottoni perlati, sete damascate, fiori di lavanda, vasi pieni di perline colorate, un tavolino rotondo coperto da una tovaglia di pizzo pregiato e apparecchiato per due.
Due tazze , due piattini e una teiera fumante in stile inglese,(la teiera emanava profumo di frutta e fiori, forse mirtillo, forse tiglio) cucchiaini d’argento e un vassoio in vetro, decorato con fiori in rilievo, pieno di biscotti.
-Accomodati pure mia cara!- disse una voce femminile alle mie spalle.
Mi voltai.
Una dolce ,minuta, paffuta nonnina mi sorrideva ,reggeva un’alzata per torte con sopra una tortina al cioccolato ,a più strati, decorata da cuori colorati.
Le sorrisi e mi accomodai.
La osservai silenziosa  in totale stupore mentre mi versava il thè nella tazza.
Dalla teiera uscì una colata di arcobaleno!!! La mia tazza si riempì di arcobaleno non thè!!!
Riempì anche la sua tazza, un blu notte pieno di scintillanti stelle, si proprio così ,si riempì la tazza di cielo notturno.
Sempre sorridendo mi passò una piccola ,minuscola ,zuccheriera.
-Zucchero?-chiese
Alzai il coperchietto e mi persi al suo interno.
Fiori su fiori, vedevo chiaramente fiori di ogni specie e profumo.
Un pò impaurita ma ancor di più estasiata ,presi il cucchiaino e ,per ben due volte, zuccherai il mio thè/arcobaleno con fiori profumati.
Anche lei zuccherò il suo cielo stellato e, dopo un sorso e un morso al biscotto di crema, esclamò:
-Non hai nessuna domanda da farmi mia cara?
Deglutii il mio biscotto alla marmellata, bevvi un sorso per schiarire la voce  e risposi:
-no, almeno non ancora, per adesso mi godo questo splendore senza farmi domande,o forse…una, una si, lei chi è?
-Mi chiamo Madame Leschance!
-E’ una sarta vero? Da quel che vedo fa la sarta.
-Si una specie!-esclamò misteriosa fissandomi.
Improvvisamente mi salirono alla mente milioni di domnade, ma non volevo risultare indiscreta e rovinare quel bel momentod’incanto.
-Chiedi ,chiedi pure!-mi disse scoppiando in una risata divertita.
Io arrossii, avevo letto nella mia mete?
Ero confusa.
Bevvi ancora un sorso e chiesi:
-Perché sono qui? E dove siamo esattamente?
-Questo è il mio atelier e la mi casa!-rispose
- Perché sono qui?
-Vieni cara!-disse alzandosi e facendomi segno di seguirla.
Diedi ancora un morso al biscotto alla marmellata, una sorsata di arcobaleno e la seguii.
Camminava lenta e sicura, indossava ciabatte che sembravano palle di nuvola svolazzante, indossava un vestito lilla a piccoli pois rosa chiaro e un grembiule bianco pieno di volant.
Aveva capelli lunghissimi. lo deducevo dall’enorme treccia arrotolata alla nuca, di un bel color azzurrino.
Mi ricordava una  nonnina della  fiabe.

Si fermò davanti ad una porta fatta di cielo azzurro e nuvole che correvano spinte dal vento, girò un pomello invisibile ed entrò.
-Vieni, vieni pure!-disse dall’interno.
Mi addentrai ma prima diedi un’occhiata alla porta/cielo,tesi anche una mano, una nuvola mi attraversò il palmo.
-Forte!!!-esclamai divertita.
-Vieni?- disse.
Entrai.
Restai senza fiato.
Una miriade di manichini con vestiti di ogni colore, forma, genere e lunghezza, riempivano quella stanza senza fine.
Le pareti erano nebulosa bianca e rosa, ma solida, come un enorme pezzo di zucchero filato fumoso.
-Che posto è?-mi uscì in un respiro stupefatto.
-E’ il mio atelier-rispose, cucendo una perlina azzurra/acqua sul bavero di una giacca blu da uomo.
-Per chi sono tutti questi vestiti?
-Sono i vestiti vita!
La guardai, lei capì che non mi era chiara la sua risposta.
-Ogni essere vivente ha il suo vestito fin dalla nascita e man mano cresce, e mentre cresce viene “adornato” da tutto ciò che l’essere vivente sceglie.
Un pensiero buono? Ecco una perlina rosa.
un sorriso gentile? Ecco una perlina azzurra.
Un sentimento d0amore? Ecco una cintura.
Una scelta positiva? Ecco un bottone d’oro.

-E i pensieri non buoni? Le scelte sbagliate? Le azioni cattive?- chiesi

Si fermò a mezza cucita di una perlina, s’intristì e seria mi disse.
-Oh cara quelli sono la parte peggiore del mio lavoro!

Il nostro dialogo fu interrotto da un manichino che mi sfrecciò davanti fulmineo, da colorato e pieno di perline scintillanti divenne scuro , spento e si mise in un angolo.
Altri manichini si spostarono e si misero vicino a quello ma non cambiarono colore.
Madame Leschance fluttuò vicino ai manichini e ad ogni vestito cucì una perlina scura,opaca ,triste.
-La padrona dell’abito ci ha lasciato!-disse-Gli altri abiti sono di chi la conosceva e amava.
Mi fu tutto più chiaro.
-E i pensieri cattivi? Le azioni brutte?
-Sono là in fondo!-disse indicando un gruppo di manichini mal messi, mentre cuciva un cuore nero e triste ,sulla giacca da uomo, vicino al vestito che aveva perso colore.
Mi avvicinai.
Vestiti logori, sporchi,nesuno splendore e le perle….
-Ma sono insetti!!!.indietreggiai schifata.
-Si!- rispose alle mie spalle-Ora capisci perché non mi piace questa parte?
Annuii.
-Ma tutti, chi più chi meno, ha brutti pensieri nell’arco della sua vita,capita a tutti di fare del male, anche se in modo inconsapevole-dissi-Vuol dire che ogni abito ha nascosti insetti schifosi?-chiesi schifata.
-No, non tutti!-rispose- Ci sono accessori per ogni azione, pensiero,scelta, c’è una graduatoria di gravità ,per così dire,questi che vedi sono casi limite.
-Ma non c’è possibilità che possano tornare colorati e pieni di perline?
-Certo!!! Sta tutto nelle scelte che si fanno! Ogni giorno, gli essere viventi sono chiamati a fare delle scelte, dalla più piccola e insignificante a quella grande  e importante, è tutta questione di scelte, tra perle ,colori e…
-Non serve che lo dica, ho capito!-dissi-Ma perché sono qui?-chiesi.
-Mi serviva un “tramite” tra me e gli altri.
-Altri?-chiesi
-Si mia cara, chiunque stia leggendo ora!
Intenta nel cucire perline la nonnina parlò.

“Qualunque sia il tuo problema, ricordati che hai più di una scelta, non arrenderti mai, non permettere ai pensieri malevoli di prenderti e farti schiavo, fammi cucire sul tuo abito ricchi decori e cristalli lucenti, fa che il tuo abito resti nel mio atelier per tutto il tempo che è scritto e che resti ben fatto, non farmi cucire orrori e lacrime, fammi cucire diamanti e sorrisi, solo tu sei padrone delle tue scelte, scegli bene.
Fammi cucire coraggio, non rinuncia.
Fammi cucire speranza, non odio.
Fammi cucire amicizia, amore e gentilezza, sincerità e allegria, non bugie, invidia e maldicenza.
Non è sempre facile, lo so bene, ci saranno delle perline tristi e delle perline di dolore ma questo non ti deve impedire di amare sempre e comunque il tuo splendido abito.
Uno solo ne hai, RICORDATELO!!! “

Finito di parlare, depose ago e filo, si voltò verso di me, mi prese sotto braccio e ci avviammo fuori dall’atelier:
-Io e te abbiamo un thè da finire e quella torta al cioccolato a più strati da assaggiare!
-Concordo!!!.risposi .
Oltrepassammo la porta di cielo azzurro e nuvole.

SERENA  FANTASY GOTHIC GATTA











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