Lettori fissi

domenica 13 luglio 2014

Presentazione: "La leggenda dei prescelti" di David Gasparini (selfpublishing)


Trama: Maragus è una terra che vive nel terrore. Un demone spietato l'ha ormai 
assediata uccidendo i suoi abitanti. Alcuni intrepidi eroi si oppongono a 
loro: 
un'elfa, un'elfa oscura, un mago, e un nano, che intraprenderanno un 
avventuroso viaggio nell'impresa di sconfiggere il demone. Nel frattempo una 
divinità raggiungerà Maragus per portare a termine un'importante missione per 
il bene di tutti. Riuscirà il potere della luce a sconfiggere le tenebre?




Estratto del prologo: Aveva tanti appellativi, ma la gente lo temeva con un 
solo titolo: Signore del Chaos; il suo vero nome era come avvolto dal 
mistero. 
Era un Dragus, una delle più potenti razze discendenti dai Demoni.
Fissava compiaciuto l’avanzare dei suoi adepti: esseri inumani che
trascinavano dietro di sé una scia di morte e distruzione. Esseri tanto 
mostruosi quanto non se ne erano mai visti prima: avevano lunghe zanne 
argentate che sbucavano dalle fauci spalancate, la pelle rosata e ossuta, e 
occhi rossi e fluorescenti che illuminavano l’ambiente notturno. Brandivano 
grosse asce da guerra e spade di metallo. 
Tirava un forte vento di desolazione e distruzione: la sua canottiera nera 
era sferzata da forti raffiche, mentre i capelli color rame gli ondeggiavano 
sulle spalle e gli occhi ambrati luccicavano in quella notte così spettrale. Una 
profonda cicatrice partiva dalla mandibola inferiore e andava a unirsi all’
occhio destro, e nel palmo della mano destra era evidente uno strano simbolo 
forma di V che sembrava, più che altro, un marchio impresso nella pelle con 
il fuoco che gli sarebbe rimasto per il resto della sua vita. 
Vide le fiamme ardere e divampare sempre più alte: il villaggio era 
spacciato. 
Una dopo l’altra, le piccole costruzioni cadevano sotto la potenza
inarrestabile dell’incendio e gli abitanti del piccolo villaggio correvano da 
ogni parte con il cuore che sembrava scoppiargli nel petto. Donne, uomini e 
persino bambini: quegli esseri non si sarebbero fermati finché l’ultimo 
essere vivente non avesse cessato di esistere. Ormai gli edifici erano circondati da 
alti muri di fuoco, il cielo stellato era rossastro, un odore di morte 
aleggiava nell’aria e nero fumo si innalzava dalle fiamme. Cadaveri di 
uomini, donne e bambini erano ammassati l’uno sopra all’altro e giacevano in una 
pozzanghera di sangue. 
Alcuni avevano tentato di combattere la minaccia, ma senza molti risultati. 
Quegli esseri rispondevano al nome di Vortha Dur, una parola dell’antica 
lingua degli Elfi che significava morte oscura.


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