Lettori fissi

martedì 18 giugno 2013

"Il codice della follia" di Edi e Camillo Minguzzi (Capelli Editore)

Edi e Camillo Minguzzi, sorella e fratello


AUTORI: Edi e Camillo Minguzzi
BIOGRAFIE: Edi Minguzzi, docente di Greco e di Linguistica Generale all'Università degli Studi di Milano, è autrice di opere su simbolismo e esegesi dantesca - alcune tradotte in spagnolo e francese – e di vari saggi di linguistica e mitologia; tra i più recenti Miti e archetipi, Firenze 2001; L'idea di struttura, Milano 2002; Codici e Comunicazione. Problemi di Linguistica Generale, Milano 2003; Corso di Greco, Firenze 2004; Téchne. Miti, storia, civiltà greca, Firenze 2005; La struttura occulta della Divina Commedia, Milano 2007; Corso di semantica, Roma 2008, Imparare il Greco. Grammatica e lessico di base, Milano 2012. Ha tradotto per importanti case editrici testi di storia delle religioni, simbolismo e filologia dal tedesco, dal francese, dall'inglese e dallo spagnolo. Questo è il suo primo romanzo.

Camillo Carlo Minguzzi, amante dei viaggi, interessato all'arte e all'archeologia, è lettore appassionato; predilige i racconti a trama complessa, e in particolare i romanzi gialli. Per questo, dopo esperienze professionali del tutto estranee all'ambito letterario, ha affrontato con entusiasmo la nuova sfida rappresentata dall'ideazione di un thriller, nel quale ha fatto confluire da un lato la sua conoscenza del genere poliziesco, dall'altro la vasta esperienza di persone e ambienti diversi acquisita durante i molti viaggi e soggiorni all'estero.

SITO: Edi Minguzzi facebook
Gabriele Capelli Editore, sito e facebook




TITOLO DELL’OPERA: Il codice della follia
TRAMA: Edi e Camillo Minguzzi, Il codice della follia
 Si tratta di un thriller ad alta tensione. La vicenda si svolge in Svizzera, in una località sul lago di Lucerna, dove imperversa un serial killer che uccide, seziona e getta nel lago le sue vittime dopo averle chiuse in sacchi di plastica insieme a steli di rosa.
La polizia sospetta degli ospiti di una lussuosa casa di cura per disturbi mentali diretta dallo psichiatra di scuola junghiana Herbert Kampitsch.
Sulle tracce dell'assassino si muovono, oltre alla polizia, Jorg Kampitsch, ricco e libertino, cugino del medico, la bella Karin ed Erik, un sagace studente di filologia classica.
Quando tutti ormai pensano di essere arrivati ad un punto morto, il ritrovamento di un codice segreto dirigerà le indagini attraverso i meandri della follia fino alla scoperta di un'orrenda verità.
Il mito greco ed il metodo psicanalitico sono il filo conduttore di questo thriller carico di suspense, ricco di colpi di scena e di gustosi spunti umoristici.

CASA EDITRICE: Gabriele Capelli Editore, Mendrisio (Svizzera)
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2013
GENERE: thriller
PUBBLICO: adulti
PAGINE: 285
PREZZO: Euro 16.50
REPERIBILE PRESSO: librerie
RECENSIONE: “Il codice della follia” è un thriller intriso di colpi di scena che sta avendo parecchio successo. Il paesaggio è verde sgargiante, apparentemente sicuro, e la vicenda si svolge in Svizzera: un serial killer spietato seziona e getta le sue vittime nel lago di Lucerna, dopo averle chiuse in un sacco assieme a lunghi steli di rose. Il primo cadavere viene ritrovato privo di testa e di arti, con lacerazioni pubiche; tutto fa pensare a un movente "punitivo", un omicidio premeditato.
Oltre alla polizia, si mettono sulle tracce del killer Jorg Kampitsch il cugino del medico di una villa per malati mentali, la giovane Karin e uno studente di filologia, Erik.
Da grande appassionata di mitologia greca ho trovato appropriate le citazioni e le caratterizzazioni nel romanzo riguardo ai miti che danno mordente alla storia, come quello del dio Pan e di Persefone, di Dioniso, di Medea. Ogni personaggio ha in sé una peculiarità che lo contraddistingue, associandolo a una particolare divinità del mondo antico: un espediente azzeccato e ben usato dai due autori.
I dialoghi sono ben costruiti e descrivono in poche parole i protagonisti; con pochi tratti esaustivi sembra di trovarseli davanti. Un thriller consigliato a chi ama il genere ovviamente, e a chi piace esplorare la psiche umana, con i suoi traumi.
INTERVISTA A EDI E CAMILLO MINGUZZI

1.      Ciao e benvenuti sul mio blog; ci parlate un po’ di voi, non come autori ma come persone?
Siamo fratello e sorella; e dopo anni di esperienze culturali e professionali diverse, ci siamo incontrati un giorno con l’idea di dar vita a un romanzo dove la passione di Camillo per i contenuti delle trame poliziesche potesse articolarsi attorno ai temi universali e senza tempo della mitologia greca, temi che Edi tratta, e attualizza, con la sua conoscenza di glottologa e di grecista e con la sua lunga pratica di scrittrice.

2.      Quando e come è nata la passione per la scrittura?
Edi

Da bambina (avevo appena imparato a leggere e scrivere) ho vissuto per un lungo periodo all'estero. Non conoscevo nessuno, e, per farmi compagnia, tenevo una specie di diario "romanzato", dove annotavo anche brevi racconti che volta a volta inventavo: avevo una fervida fantasia.

3.      Oltre alla scrittura, quali sono i vostri interessi?
Per entrambi, la lettura, le lingue e i viaggi. Edi ha anche passione per la cucina.

4.      I vostri libri e autori preferiti?
Camillo

Leggiamo molto, e in settori così differenziati che i nomi sono moltissimi. Nel primo

scaffale della mia biblioteca ho Thomas Mann, William Faulkner, Umberto Eco, Jorge Luìs Borges; mia sorella tiene sempre a portata di mano Calasso, Kerényi, Eliade, Walter Benjamin, Huysmans, libri di linguistica, Dante, su cui ha scritto due saggi, e soprattutto Aristofane.

Edi

In realtà gli autori più cari sono quelli che abbiamo imparato ad amare fin dall'infanzia. Nostro nonno era patito di Shakespeare, e ci raccontava in forma di favola Macbeth e Re Lear. Quando imparammo a leggere fu il momento di Laura Orvieto con la sua Iliade raccontata ai bambini; e in seguito nostro padre ci fece leggere i suoi preferiti: Wodehouse, Cervantes e Dumas. 


5.      Come è nata l’idea per il vostro romanzo?
Camillo

Come nascano le idee è cosa misteriosa. A volte basta uno spunto, una notizia, un ricordo, ed ecco che prendono corpo emozioni e fantasie.

Edi

Per me le prime avvisaglie si sono manifestate mentre andavo su e giù in metropolitana per far lezione alla Statale. Non è vero che non ci sono più lettori, mi dicevo, guarda questa che legge appesa alla maniglia e non stacca gli occhi dal libro neppure se la spintonano… Era un giallo naturalmente. Non so chi ne fosse l’autore, so che l’ho invidiato immediatamente. Ma io ero abituata a scrivere saggi: nella letteratura dei thriller mi sentivo straniera. Non ero però straniera tra i comici e i tragici antichi; e sapevo raccontare ai piccoli di casa favole bellissime - che poi erano i miti greci! Ecco dunque la chiave.

Quanto a Camillo, in materia di trame gialle è davvero competente. E’ intervenuto su cose che sa. Ha una presa istintiva su tutto ciò che va dipanato.

6.      C'è una forte presenza di elementi della cultura classica e della psicanalisi. Come  avete coniugato  questi elementi ne "Il codice della follia"?
Edi

Il connubio tra mitologia e psicologia era già stato intuito da Freud: il mito di Edipo, che uccide il padre e sposa la madre, rappresenterebbe in forma di racconto la pulsione dell'incesto, comune secondo Freud a tutti i bambini in forma più o meno patologica e più o meno duratura. Freud ha rivolto la sua attenzione soprattutto al mito di Edipo; il suo allievo Carl Gustav Jung  ha pensato che non solo il mito di Edipo, ma tutti i miti rappresentino in forma di racconto le pulsioni e i meccanismi psicologici che governano le nostre azioni. E se uno li reprime, secondo Jung diventano malattie mentali: "gli dèi sono diventati malattie", dice testualmente.

Così mi è nata l'idea di una clinica psichiatrica dove alcuni malati di mente sono registrati in uno schedario segreto non con il loro nome, ma con quello del dio o dell'eroe a cui si collega la loro psicopatia ( è questo, appunto, il "codice della follia"). E uno degli aspetti più originali di questo libro è il fatto che per arrivare all'assassino bisogna passare attraverso la mitologia classica (in appendice c'è un  glossario dei miti per consentire di partecipare alla caccia al killer anche a chi non ha specifiche competenze sul mito classico).

7.      Qual è il messaggio che avete voluto lasciare ai lettori?
Edi

Il codice della follia è un thriller ad alta tensione. E' stato scritto per divertire: volevamo che fosse avvincente e che tenesse il lettore incollato alla pagina; e infatti si legge tutto d'un fiato. Ma, ovviamente, anche se gli intenti non sono dichiarati, alla base di un'opera c'è sempre l'ideologia dell'autore. Per quanto riguarda me, dati i miei interessi e le mie passioni, tenevo a mettere in luce l'attualità del mito e la sua sempre viva potenzialità, maieutica dell'io, ermeneutica della realtà.  Sono convinta che la civiltà greca offra un sistema di pensiero e di valori di cui il nostro mondo avrebbe bisogno. Beh, non è che io pensi di riuscire a salvare l'Occidente recuperando i valori del mondo classico, però sono convinta che a livello individuale il ritorno alle origini della nostra cultura e della nostra civiltà possa essere di certo benefico. E il modo più facile per potervi accedere non è né Platone né Aristotele, ma il mito.

Camillo

Volevamo anche proporre una visione alternativa a quella divulgata dai gialli americani, dove l'investigazione è in prevalenza effettuata attraverso strumenti tecnologici; volevamo tornare all'analisi dell'uomo e della sua psiche.

8.      Potete descrivere brevemente il vostro percorso di autori e le esperienze?
Edi

Scrivo ormai da trenta anni. Prima, articoli per riviste e giornali (anche una rivista viennese in cui facevo recensioni di opere letterarie). Intanto avevo cominciato a tradurre articoli e libri dal tedesco, dal francese, dall'inglese e dallo spagnolo: questo mi ha consentito di ampliare i miei orizzonti culturali. Nel frattempo mi interessavo del Medio Evo, una passione che non mi ha mai abbandonato: così ho scritto un libro sull'alchimia, e poi due saggi sulla struttura occulta della Divina Commedia, tradotti ormai in altre lingue. Nel frattempo ho continuato a scrivere per l'università, in Italia e all'estero: testi di linguistica, di ermeneutica, di greco e di glottologia. Questo è il mio diciottesimo libro.

9.      Cosa ne pensate del panorama letterario odierno? Cosa vorreste dire agli autori esordienti che non hanno ancora pubblicato?
Sul panorama letterario: troppo vasto ed eterogeneo per esprimere una valutazione. Agli autori raccomanderei di non tralasciare nessun aspetto della cultura, presente e passata, e di affinare la conoscenza della lingua, qualunque essa sia.

10. Quali sono i vostri progetti futuri? Qualche anticipazione sulle vostre pubblicazioni?
Visto il successo di questo, abbiamo in progetto un altro libro, questa volta ambientato nel Medioevo e imperniato su un manoscritto misterioso… Ma dovrà essere una sorpresa.
Grazie per la vostra presenza, vi auguro altri successi.

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