Lettori fissi

domenica 25 novembre 2012

"Il club del suicida" di Danilo Puce (autopubblicazione)

Una foto artistica di Danilo realizzata da Marta Scandiani

AUTORE: Danilo Puce
BIOGRAFIA: Nato a La Spezia il 16 Maggio 1987, si laurea in Letteratura inglese nel 2012. Con una grande passione per il teatro, dopo varie esperienze come attore fonda, nel 2009, una propria compagnia teatrale. Con questa, in diversi teatri romani, porta in giro i suoi spettacoli in qualità di regista, drammaturgo e interprete. Nel 2010 inizia un progetto editoriale di romanzo episodico on-line dal titolo Haunted Mask! con la web-press Edizioni Haiku. Nel 2012 esordisce con il romanzo Il club del suicida, auto-pubblicato per sottrarsi alle speculazioni che talune case editrici troppo spesso operano nei confronti degli esordienti. Parte dei ricavati del romanzo andrà a finanziare la Michael J. Fox Foundation, del celebre attore americano, per la ricerca sul Parkinson.
SITO: nessuno
TITOLO DELL’OPERA: Il club del suicida
TRAMA: Il Club Diodati è una comunità on-line che ospita le storie di giovani scrittori esordienti. Un sito come tanti, dunque, finché uno dei suoi membri, dal nome d'arte WonderTom, non si toglie la vita in un modo tremendo quanto spettacolare: si dà fuoco nella sua auto in una piazzola di sosta.
Cosa ha spinto Tom a un gesto così estremo? E cosa significano quelle ultime parole scritte prima di morire?
È quello che cercheranno di scoprire tre ragazzi del Club: Sciacallo, Codacorta e Doctor Mojo. Sono loro a iniziare un'indagine che li porta nelle strade della Capitale, nell'Ottobre 2011. Fra night club e spogliarelliste, complotti ignobili di attori da strapazzo e una cantante che ha avuto la carriera stroncata da un agente col volto sfregiato la vera vita di Tom apparirà, ai suoi amici, come una matassa impossibile da sbrogliare.
Inoltre, come si può cercare la verità, se tutt'intorno aleggia cupamente una misteriosa profezia, che vede il mondo finire entro sabato?

CASA EDITRICE: Auto-pubblicato da Danilo Puce
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2012
GENERE: Giallo
PUBBLICO: Giovani e adulti
PAGINE: 226
PREZZO: 11 euro
REPERIBILE PRESSO: Il mio libro La Feltrinelli
O ordinabile nelle librerie Feltrinelli.

RECENSIONE: “Il club del suicida” di Danilo Puce è un libro innovativo, un giallo scritto con una struttura all’avanguardia: la forma è quella attuale delle chat line e dei blog, e rende il libro quasi un’esperienza interattiva, poiché al lettore sembra davvero di vivere la trama assieme ai protagonisti.
Il Club Diodati è una delle tante comunità on line di scrittura, che ospita racconti di scrittori esordienti di ogni fascia d’età. Senza che gli altri membri ne abbiano il minimo sospetto, un giorno un ragazzo ventunenne, con lo pseudonimo WonderTom, si suicida, dandosi fuoco. L’unico indizio è l’ultimo messaggio che Tom ha lasciato sulla sua pagina, un misterioso acronimo: S.M.S.M.S.V.S.M.
Dopo la disgrazia, ogni membro del sito esprime la sua opinione, tramite i vari commenti: c’è chi pensa sia stato un gesto per attirare l’attenzione, chi si rivolge alla famiglia straziata dal dolore. Tra tutti i membri ci sono in particolare tre ragazzi, Sciacallo, Codacorta e Dottor Mojo che credono ci sia sotto ben altro. I tre amici si ritrovano quindi a Roma per indagare e per scoprire cosa abbia portato Tom a quel gesto talmente estremo.
La trama si rivela man mano che si procede, scoprendo i vari avvenimenti che Danilo riesce a rendere in modo perspicace e intelligente. Una cosa che ho apprezzato davvero tantissimo è stata la citazione metaforica di un grande film, “Quarto Potere” di Orson Welles, ma non posso rivelare di più, altrimenti rovinerei il finale del libro.
“Il club del suicida” è un libro da leggere perché scava dentro le vite illusorie e a volte false dei followers dei blog, e perché è un giallo che mantiene tutti gli elementi del genere, trasportati nell’età moderna. Ricordo che parte del libro autoprodotto da Danilo andrà alla “Michael J. Fox Foundation” per la ricerca sul morbo di Parkinson (Michael è uno dei miei attori preferiti, tra l’altro), quindi comprando il libro contribuirete soprattutto a questa bella iniziativa.

INTERVISTA STANDARD A DANILO PUCE

1.      Ciao e benvenuto sul mio blog; ci parli un po’ di te, non come autore ma come persona?

Innanzitutto sono davvero felice per quest’intervista! Mi chiamo Danilo Puce, ho venticinque anni. Sono nato a La Spezia, anche se ho un po’ di sangue salentino, e ho portato a termine i miei studi a Roma, laureandomi in Letteratura inglese. A Roma ho continuato a coltivare i miei interessi, artistici e non, e al momento sono, come molti altri, in cerca di lavoro.

2.      Quando e come è nata la tua passione per la scrittura?

La mia passione per la scrittura è sbocciata in me sin dalla più tenera età. Da bambino non solo adoravo creare storie, ma mi divertivo a cercare di esprimere la mia creatività in ogni compito che mi veniva affidato. Giovanissimo, venni anche premiato per una poesia che avevo scritto, ma ancora non capii l’importanza di coltivare un talento. Verso l’adolescenza, grazie ad un gruppo di ragazzi conosciuto on-line, misi alla prova le mie abilità attraverso diversi progetti o fan-fiction, riuscendo a crescere artisticamente.

3.      Oltre alla scrittura, quali sono i tuoi interessi?

Penso che il mio interesse maggiore, oltre alla scrittura, sia il teatro. Recito sin dall’adolescenza, grazie alla partecipazione ad un corso scolastico. Poi ho continuato, fra spettacoli e laboratori, fino a desiderare di realizzare spettacoli miei. Per questo, nel 2009, ho creato una mia compagnia teatrale. Certo è che questo, come altri campi artistici in Italia, è particolarmente difficile da portare avanti.

4.      I tuoi libri e autori preferiti?

Uno dei libri che mi colpì particolarmente da giovanissimo, e che condizionò in parte la mia scrittura, fu Diario di un killer sentimentale. Fra i miei libri preferiti io annovero alcuni fra i primi che ho letto, cui sono legato più che altro sentimentalmente: da un lato Il giovane Holden, dall’altro Il grande Gatsby. Per il resto potrei dire di avere amato alcuni capolavori di Hemingway, Fante, Ellis, McInernery, Welsh (scoperto da poco grazie a una persona per me importantissima), Palahniuk, Doyle, Stevenson. In generale, sono un appassionato della letteratura anglofona.

5.      Come è nata l’idea per il tuo romanzo?

Io, come i protagonisti del mio romanzo, ho fatto e faccio parte di una comunità on-line, di appassionati di retrogaming (in particolar modo il capolavoro anni ’90 Monkey Island). So bene in che modo una comunità, pur se virtuale, è in grado di condividere tutto, dalle gioie ai dolori traumatizzanti. Proprio da una nostra vicenda personale è nata questa storia.

6.      A cosa ti sei ispirato per descrivere i tuoi personaggi? C’è qualcuno di loro che ti rispecchia più degli altri, o al quale ti senti più legato? Perché?

Essendo il mio un romanzo corale, non vi è un unico personaggio centrale il cui punto di vista può essere identificato con il mio. E così mi sta bene, forse solo chi mi conosce davvero personalmente (o chi è più intuitivo) può capire quali personaggi ami o detesti maggiormente, quali rappresentino pezzetti di me. Diciamo che, come ogni artista, ho fatto mia la realtà circostante e l’ho rappresentata, operando proprio come fa il processo onirico quando dormiamo, e cioè modellando la mia memoria per creare un mondo di finzione. Ho cercato di raccontare anche me stesso, ovvio. La mia personalità, i miei dubbi, e soprattutto i miei difetti attraversano tutte le pagine, respirano assieme a molte delle creature dell’opera.

7.      Qual è il messaggio che hai voluto lasciare ai lettori?

Ho cercato di rappresentare uno scenario apocalittico. Anzi, essendo presente la crisi del nostro Paese, uno scenario di “Spaghetti Apocalisse”, così definita anche nel romanzo. Il mio non è il tentativo di lanciare un messaggio, quanto di raccontare un percorso di ricerca interiore che i protagonisti (ragazzi in crisi personale) fanno, affrontando i misteri che hanno dentro mentre cercano, in realtà, di risolvere il mistero che li attende fuori, quello della morte del loro amico…

8.      Puoi descrivere brevemente il tuo percorso di autore e le tue esperienze?

Sono uno di quei tanti autori che ha sempre impegnato ogni sua risorsa creativa per progetti amatoriali, un po’ perché in Italia è difficile sfondare, un po’ per pigrizia, o forse per paura. Arrivato a questa età, terminata l’Università, ho capito che era meglio darsi da fare in qualche modo. Quindi il mio percorso è stato affrontato attraverso racconti, fan-fiction, concorsi on-line. I primi progetti importanti sono stati quello con la web-press Haiku, e quelli come drammaturgo o curatore di adattamenti per il teatro.

9.      Cosa ne pensi del panorama letterario odierno? Cosa vorresti dire agli autori esordienti che non hanno ancora pubblicato?

Penso che riversi in condizioni gravissime, se permettiamo a qualsiasi cinquantina di sfumature di essere fra i best-seller. Sono delusissimo da quello che si trova in libreria oggi, soprattutto nei grandi negozi. Ovvero, si trova tutto fuorché i libri. Da agendine a penne coi piumini ad altri gadget inutili. Per non parlare del fenomeno di ghost writing che viene fatto a molte stars dello sport o di internet o quant’altro, per poi promuovere e far vendere libri di persone che con la letteratura non c’entrano proprio nulla. Agli autori esordienti dico di guardarsi dentro, cercare confronti spesso, capire se questa è la loro strada, se loro davvero sono in grado di offrire un’alternativa a questo Paese. Se così è, allora andare avanti, sempre e comunque. Non pagare mai per pubblicare un libro, piuttosto cercare vie alternative, quali l’auto-pubblicazione. E non impigrirsi mai: la scrittura è un’arte che va coltivata con energia e passione.

10.  Quali sono i tuoi progetti futuri? Qualche anticipazione sulle tue pubblicazioni?

Innanzitutto devo promuovere da solo il mio libro, che è da me prodotto e pubblicato. Ricordo che parte dei ricavati andrà alla Michael J. Fox Foundation, la fondazione del protagonista di Ritorno al Futuro per la sua ricerca sul Parkinson.
Qualora le cose dovessero andare bene, Il club del suicida è un progetto che intendo continuare. Il romanzo è, infatti, il primo capitolo di una trilogia. Dovrebbe avere due sequel, non legati propriamente dal punto di vista della trama, ma di alcuni personaggi che ritorneranno in altre storie e di tematiche di fondo che si ripresenteranno (un po’ come accade nei romanzi di Welsh, ma Dio mi guardi dallo stare facendo un paragone!). Oltre a questo vorrei pubblicare una raccolta di racconti che ho nel cassetto. Sempre con Ilmiolibro, a meno che non trovi soddisfacenti proposte editoriali.

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