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lunedì 1 ottobre 2012

"Fratelli dello spazio profondo" di Erika Corvo (Book Sprint Edizioni)

Erika Corvo, pseudonimo dedicato all'immortale Brandon Lee e al suo personaggio Erik Draven

AUTORE:  Erika Corvo
BIOGRAFIA: Erika Corvo è un “Fai da Te” umano. Tutto quello che sa fare, l’ha imparato da sola. È nata a Milano nel 1958, e a soli 17 anni ha inciso un  LP con la Baby Records, vincendo un concorso per voci nuove tra più di duemila partecipanti, nella sezione cantautori. Ha iniziato a scrivere per dimenticare i mille problemi del vivere quotidiano e ha creato innumerevoli mondi di fantascienza e fantasy. Due figli, uno smisurato amore per gli animali e una grinta inusuale, fanno di lei un personaggio poliedrico dai mille interessi e dalle mille risorse. I suoi hobby? Medicina, psicologia, erboristeria, lingue straniere. Incredibile, per una donna che non ha conseguito nessun titolo di studio. Vanta già due pubblicazioni all’attivo: “Fratelli dello Spazio Profondo” (febbraio 2012) e “Blado 457” (maggio 2012).  Prossimamente previsti in vendita tra breve: “Black Diamond” e “Tutti i doni del buio”.
SITO: Profilo Facebook Erika Corvo e pagina Erika Corvo autrice
CONTATTI: per il rispetto della privacy, l’autrice desidera essere contattata direttamente su Facebook


TITOLO DELL’OPERA:  “Fratelli dello Spazio profondo”, primo episodio di una quadrilogia.
TRAMA:
Un giovanissimo pirata spaziale si vendica dei politicanti corrotti che hanno causato la rovina del suo pianeta natale. La storia è narrata in uno stile particolarissimo. Viene raccontato di volta in volta dai protagonisti, spesso con punti di vista diametralmente opposti, in un susseguirsi di circostanze drammatiche all’interno di contesti sempre diversi. Azione, dinamismo, battaglie, rapimenti, invenzioni geniali e colpi di scena, intercalati da riflessioni, sentimenti e drammi umani. Un caleidoscopio di situazioni a trecentosessanta gradi in una trama avvincente e coinvolgente, che non permetterà al lettore di allontanarsi dal libro se non dopo aver letto la parola fine.
CASA EDITRICE: Book Sprint Edizioni Youcanprint ePubblica
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2012
GENERE: fantascienza, anche se l’autrice ama definire questo genere “Reality fiction” piuttosto che “Science fiction”.
PUBBLICO: Adatto ad un pubblico eterogeneo, dai quattordici anni in su.
PAGINE:
337 pagine nella versione Booksprint,   € 18.40
321 pagine nella versione Youcanprint,   € 15.00
286 nella versione digitale di e-Pubblica,  € 5.99
PREZZO: (già citato copra)
REPERIBILE PRESSO:
Essendo stato pubblicato da tre editori differenti, si trova in talmente tanti siti, che è più semplice andare su Google e digitare titolo e/o autrice. Compaiono tutti i siti disponibili e tutto quello che serve sapere.

RECENSIONE: Siamo sul pianeta Ottol, nella lontana costellazione Chioma di Berenice. Un giovane provato e disperato, Roe, si toglie la vita impiccandosi con la cintura dei pantaloni. L’estremo gesto è stato dettato dalla rassegnazione, e dal rifiuto di sopportare ancora le angherie alle quali è stato sottoposto, durante il suo soggiorno in una “scuola speciale” che recluta ragazzi per scopi ancora misteriosi.
Brian Black viene reclutato allo stesso modo. Ma lui è un giovane attaccabrighe, rissoso e violento e l’ultima cosa che farebbe mai è arrendersi ai prepotenti. Durante una rissa, Brian viene soccorso da un giovanissimo professore della scuola, Stylo e tra i due inizia una profonda amicizia, accentuata in un primo tempo dalla passione di entrambi per gli esplosivi.
Stylo considera il ragazzo promettente, intelligente, e diverso da tutti gli studenti della scuola nonostante il pessimismo che mostra verso la società; dal canto suo invece, Brian ritiene che il prof sia davvero un incosciente a farsi vedere in giro con lui, preso di mira da tutti.
A lungo andare, Brian non riesce a capire perché gli sia proibito comunicare con la propria famiglia, rimasta nel suo pianeta d’origine, e curiosando, scopre un file del quale ignorava l’esistenza. Apprende di fare parte del progetto “Hunter”: il reclutamento di giovani inclini alla violenza al solo scopo di combattere la pirateria spaziale, soprannominata “Fratellanza dello spazio profondo”. La scoperta è scioccante, e Brian rifiutando di venire usato come arma umana dalla Federazione Interplanetaria, diventerà un pirata spaziale, deciso a vendicarsi dei politici che hanno distrutto il suo pianeta natale.
Questa coinvolgente storia ci viene narrata da Erika Corvo, un’autrice che davvero non ha nulla da invidiare agli autori della grande fantascienza. La scelta dei termini tecnici è appropriata , i personaggi sono descritti con cura, mantenendo intatta la regola “show, don’t tell”; procedendo con la lettura, ogni dialogo mostra qualcosa di più del carattere dei personaggi e li rende palpabili e vividi.
Veniamo adesso al protagonista, Brian Black. Erika rivela chiaramente di essersi ispirata all’attore Brandon Lee (a cui è dedicato il libro) per la stesura di questo personaggio controverso, e devo dire che trovo la scelta azzaccata: Brian è un giovane cupo e violento, ma mantiene quello stile gotico che esprime la solitudine e un romanticismo epocale.
“Fratelli dello spazio profondo” è un romanzo che tutti gli amanti della fantascienza dovrebbero leggere, solo per il personaggio di Brian.
Brandon Lee, indimenticabile protagonista de "Il Corvo", morto durante le ultime riprese del film, divenuto una icona dark e gotica, seguita da uno stuolo di imitazioni

Brandon Lee, indimenticabile protagonista de "Il Corvo", morto durante le ultime riprese del film, divenuto una icona dark e gotica, seguita da uno stuolo di imitazioni


INTERVISTA STANDARD A ERIKA CORVO:

1.        Ciao e benvenuto sul mio blog; ci parli un po’ di te, non come autore ma come persona?
A vedermi non mi dareste due lire, ma so fare tante cose. Tutto quello che so fare l'ho imparato da sola. Ho imparato a leggere perché non avevo altro da fare, da piccola non mi facevano mai uscire. Leggevo di tutto con un'avidità spaventosa. Ma non i libri per i piccoli! Quelli dei grandi: Pirandello, Trilussa, Kipling, Salgari, Tomasi Di Lampedusa, gli Urania, il mio primo amore; i classici di fantascienza della Nord. Finiti quelli, leggevo anche i foglietti illustrativi dei medicinali e gli ingredienti del Cioccorì. In due lingue, perché in italiano, alla fine, erano sempre le solite due righe. Magari non capivo tutto, ero piccolina, ma sono cresciuta rovinandomi gli occhi sui libri prima ancora della terza elementare. E poi? Poi mi sono sposata incinta per andarmene di casa, sposata coi vestiti che avevo addosso e basta. Sposata con un disgraziato, geloso e violento, pur di andarmene, una vita di stenti e d'inferno. Soldi per i libri non ce n'erano, dovevo pensare al bimbo, e si faceva fatica perfino a fare la spesa. E quando il mondo dove vivi non ti piace più, ne inventi un altro; le favole che ti racconti la sera per addormentarti e non pensare che non hai mangiato. I libri che volevo, ho iniziato a scriverli da sola. La storia che avresti sempre voluto leggere e nessuno ha mai scritto.
Il tempo passa. Divorzio dal primo disgraziato e ne trovo uno che presto si rivela anche peggiore; l'uomo più inutile del pianeta. Io continuavo a scrivere. I figli sono diventati due. I lavori che ho fatto per sopravvivere sono diventati mille. Parrucchiera, cartomante telefonica, vendita porta a porta, baby sitter, dog sitter, stiratrice, cuoca a domicilio, lavori di bricolage domestico, autista privata, ricamatrice, stiratrice, ripetizioni ai ragazzi delle medie, badante, spesa a domicilio e tanti altri. Poi tornavo a casa e spaccavo la legna per la stufa, sbiancavo i muri, costruivo i mobili con sega, martello, cacciavite e black e decker; ho messo insieme un impianto elettrico, e ho cresciuto i figli.
Un anno dopo che ho cacciato di casa l'Uomo Inutile, questi è morto di un brutto male. Però almeno una cosa buona l'ha fatta: mi ha dato una bimba bellissima. Era talmente uno schifo di uomo, che quando abbiamo detto alla bimba che era morto, l'unico commento della piccola, sei anni appena, è stato: "Meno male, non lo sentiremo gridare mai più!" Poi è tornata a giocare, finalmente serena.
I romanzi scritti sono diventati nove. Mai fatti vedere a nessuno, perché gli editori, se sono scritti a mano non li vogliono.
Due anni fa ho trovato un posto come badante presso la suocera di un architetto. Un giorno questi mi dice che, per principio, non legge libri scritti da donne, in quanto li trova troppo melensi e sdolcinati. Gli porto uno dei miei lavori e gli dico: bene, leggi questo, l'ho scritto io. Nonostante fossero più di quattrocento pagine scritte a mano, l'ha letto d'un fiato. Poi mi ha regalato un vecchio computer che teneva in montagna e mi ha detto: copialo e presentalo a qualcuno. È veramente bello.

2.        Quando e come è nata la tua passione per la scrittura?
Mio padre si divertiva a scrivere poesiole, raccontini, filastrocche e cambiava i testi alle canzoni facendole diventare spiritose. Niente di speciale, ma amici e parenti si divertivano alle sue trovate. Io sono cresciuta sapendo che fosse possibile farlo; era una cosa normale, e credevo che tutti lo potessero e lo sapessero fare. Andavo ancora alle elementari quando ho iniziato a farlo anch’io. E lo facevo bene. Ci sono rimasta male quando ho capito che gli altri, invece, non ci riuscissero.
Scrivere, è sempre stata la mia passione. Ho iniziato col diario, quando ero proprio piccola. Alle medie avevo già scritto varie raccolte di poesie e iniziavo a cimentarmi nei racconti. Ingenui, stupidotti, semplici… ma imparavo cosa si dovesse scrivere, e come farlo sempre meglio. Sono sempre stata spietata con me stessa, non mi sono mai crogiolata pensando di essere brava, se quello che facevo non era perfetto.
I miei non mi facevano mai uscire di casa, e il mio unico svago erano i libri. Ho imparato a leggere molto prima delle elementari, solo perché non sapevo cosa fare. Mio fratello era più grande di tre anni, e andava già a scuola. Quando arrivavano i suoi libri, sussidiario e libro di lettura, lui non li leggeva per tutto l’anno scolastico, io li avevo già letti di nascosto prima di novembre. (“Cosa fai col libro di tuo fratello? Mettilo via che glielo sciupi!” “Ma guardo solo le figure.” Palle. Li sapevo a memoria.)
Va da sé che quando venne il mio turno di andare a scuola, mi annoiassi da matti. Loro leggevano Pinocchio, io leggevo Kipling. Loro leggevano I tre porcellini, io leggevo la vita di Pasteur e i cacciatori di microbi. Loro leggevano Piccole donne, io leggevo I Peccati di Peyton Place e Lolita. Loro leggevano Biancaneve, io ci davo già dentro con gli Urania e con Salgari. Non potrei vivere senza leggere o senza scrivere.

3.        Oltre alla scrittura, quali sono i tuoi interessi?
Moltissimi e svariati! Medicina, biologia, etologia, psicologia, astronomia, erboristeria, lingue straniere, bricolage… in genere, potrei dire che mi interessa tutto ciò in cui ci sia da imparare e approfondire.

4.         I tuoi libri e autori preferiti?
Eh, domanda difficile: ne avrò letti migliaia, e non esagero. Non dimenticate che fino a quindici anni, sono uscita di casa solo per andare a scuola, e tutto il mio tempo l'ho passato a consumarmi gli occhi sui libri! A quali resto più legata? A tutti quelli scritti da Robert Heinlen, Robert Sheckley, Ursula Le Guin, e poi Marion Zimmer Bradley, l'infinita serie degli Urania, la collana Cosmo dell'Editrice Nord, l'esilarante e splendida trilogia del Piccolo Popolo dei Grandi Magazzini, di Terry Pratchett... e come faccio a citarli tutti? Solo gli Urania e i Cosmo erano centinaia! Ma anche se la fantascienza è stata il mio grande amore, ho sempre letto qualsiasi, e dico qualsiasi cosa avessi tra le mani. Anche la Bibbia. Quando arrivano i Testimoni di Geova scateno furiose polemiche perché la conosco meglio di loro! Adesso mi stanno alla larga, non trovano argomenti per ribattere!
Ma da dopo sposata, chi ha mai più avuto i soldi per comprare un libro? Io leggo quelli che gli altri lasciano in un apposito scaffale davanti alla biblioteca comunale, dove si mettono i libri di cui uno si voglia disfare, in modo che qualcun altro possa leggerli invece di buttarli nel cassonetto bianco.

5.        Come è nata l’idea per il tuo romanzo?
Brian Black è nato nel 96 da una cartolina con la foto di Brandon Lee che avevo comprato e tenevo appesa accanto al letto (e ce l'ho ancora). Ma nemmeno sapevo chi fosse! Mi sono detta: " che bel tipo, quasi quasi gli cucio addosso un personaggio, e poi gli invento una storia su misura." E così è stato. "Il Corvo" l'ho visto solo qualche anno più tardi. La prima avventura che ho scritto di Brian non è Fratelli, come ho già accennato, ma Black Diamond, racconto che non ho ancora proposto a nessun editore. Troppo acerbo, troppo ingenuo, troppo scarno, praticamente ancora un esperimento letterario.
Sto cercando di rivederlo un attimino e migliorarlo nei punti deboli, poi lo presenterò a qualcuno, e se possibile, potrebbe uscire prima del 2013. Ad un certo punto di questa prima storia, la protagonista femminile chiede a Brian quale sia il suo passato. E allora non solo me lo sono chiesta anch'io, ma ci ho pensato su e ne ho fatto un romanzo sulla gioventù di Brian, "Fratelli dello Spazio Profondo", appunto. Del ciclo spaziale fanno parte altri due romanzi: "Diamond, il mio miglior nemico" e "Diamond, tutto è possibile". Quando li avrò trascritti sul computer li proporrò a qualcuno.
Se avessi ancora tempo libero ne scriverei altri due, li ho già in mente, pronti per essere scritti. Ma a gennaio del 2010 sono rimasta senza lavoro, e riuscire a mettere il pane in tavola è stato un incubo terribile, quindi tutto è accantonato per essere realizzato in un futuro economicamente più tranquillo.

6.        A cosa ti sei ispirata per descrivere i tuoi personaggi? C’è qualcuno di loro che ti rispecchia più degli altri, o al quale ti senti più legato? Perché?
Dico spesso che, secondo gli psicologi, uno scrittore non possa fare altro che raccontare se stesso.
L’ispirazione primaria è dovuta a tutte le mie esperienze: quello che ho letto, quello che ho vissuto. Sentimenti, speranze, gioie, dolori, aspettative, delusioni, vittorie; persone buone e persone cattive… Mi piace l’esempio della torta: gli ingredienti sono già tutti in frigo. Uova, latte, farina…Tu li tiri fuori, mescoli, dosi, aggiungi, impasti… Inforni, ci metti del tuo, e quando esce dal forno, non sono più uova, latte e farina. Si chiama torta. Bellissimo esempio di come il risultato sia maggiore della somma delle singole parti.  Ed è quello che faccio con i personaggi dei miei racconti: mescolo tutto, ci aggiungo del mio, e passo attraverso la biro. Quello che ne esce si chiama romanzo.
Per di più, scrivo come se i personaggi raccontassero gli avvenimenti in prima persona, alternandosi durante il racconto. Questo richiede una immedesimazione totale in ciascun ruolo. Chiudo gli occhi, un bel respiro profondo, e penso: “Ora io sono Brian”… “Ora io sono Juno”… “Io sono Stylo”. Cambio forma mentis, cambio modo di esprimermi, cambio sesso, cambio stile. Il più bel modo di allungare la vita umana: vivere la tua vita e quella di qualcun altro.
Il personaggio a cui sono più legata è proprio Brian. Ho dedicato i racconti a lui e a me stessa. A tutte le volte in cui sono stata io a credere di non farcela. A tutti i secoli in cui ho avuto soltanto Brian come amico. L'amico più prezioso, che ha saputo infondermi la certezza che ci sia sempre una via d'uscita. Che finché lui fosse riuscito a cavarsela nell'impossibile, ci sarei riuscita anch'io. Grazie di tutto, Brian. Se non ti avessi creato, avrei dovuto inventarti.

7.        Qual è il messaggio che hai voluto lasciare ai lettori?
Cosa voglio trasmettere? Valori positivi: forza, tenacia, costanza, intelligenza, amore, passione, riflessioni, dinamismo, fantasia… anche se il contesto del racconto rimane sempre in bilico sul sottilissimo confine tra il bene e il male. Un contesto in cui ognuno fa le sue scelte, e decide da quale parte stare.
E’ per i lettori dal palato fino: dicono che sia stata meticolosa, addirittura maniacale nel trattare gli argomenti scientifici, la tattica militare, i temi psicologici, i dialoghi… ed è quello che volevo. Incontestabile. Non ci deve essere un solo errore. Ora che sto rimaneggiando Black Diamond, sono arrivata a chiedere ad un anatomo patologo la descrizione esatta di un cadavere ritrovato nello spazio, arenandoci entrambi sulla constatazione che ancora non lo sa nessuno, come questo possa presentarsi. Spero che i posteri mi perdonino eventuali imprecisioni, quando si scoprirà cosa succeda ai defunti nello spazio.
Ma nonostante la meticolosità esasperata, rimane un libro per tutti: è piaciuto alle amiche adolescenti di mia figlia, ai trentenni, ai miei coetanei, e perfino ad un critico musicale in pensione, novantenne.

8.        Puoi descrivere brevemente il tuo percorso di autore e le tue esperienze?
Scrivere e comporre, sono passioni che ho avuto fin da piccola. Quando, alle elementari, la maestra dava temi di fantasia, prendevo sempre dieci. Perché sapevo che scrivere qualcosa degno di essere letto, era possibile. Come vi dicevo, mio padre scriveva piccole cose: raccontini, filastrocche, canzoncine… cose da nulla, che però amici, parenti e colleghi apprezzavano. Sono cresciuta sapendo che bastava un po’di impegno per intrattenere e divertire. Giocare con le parole è sempre stato il mio passatempo preferito. Perché lo fai? Perché sai di poterlo fare. Non mi è mai passato per la testa che fosse qualcosa al disopra delle mie possibilità, e quindi lo facevo.
A diciassette anni, coi primi soldini guadagnati, mi sono comprata una chitarra, ho imparato a suonare (di nascosto) e ho iniziato a scrivere canzoni. Quando ho visto un bando di concorso per voci nuove, non ci ho pensato un minuto: “Vado e mi scritturano”.
Non era presunzione, non lo è mai stata. Era certezza. Non saprei come altro definirla.
Più di duemila partecipanti. Solo in due avrebbero inciso un disco (allora c’erano gli ellepì in vinile) gratuitamente. Indovinate chi fossero i due vincitori? Un certo Enzo Ghinazzi, che poi sarebbe passato alle cronache sotto lo pseudonimo di “Pupo”, ed io.
Ho inciso “Il Mondo alla Rovescia”, ma non è stata fatta pubblicità, perché avevano su di me altre mire. La legge del marketing è legge ferrea. In quel momento mancava sul mercato una cantante per bambini (Cristina D’Avena non esisteva ancora), e io gli sembravo il personaggio giusto: adolescente, fresca, acqua e sapone, e una sconcertante inclinazione per le filastrocche (ancora adesso posso inventare su due piedi una canzoncina in cinque minuti). Ma a me non interessava. Ho scritto tantissime canzoni per bambini… ma tanti anni dopo, per i miei figli. Mi sono divertita moltissimo in sala d’incisione, ma non ho voluto dar seguito alla faccenda, l’ho vissuta solo come un bel gioco. Scrivevo cose di tutt’altro genere, tant’è che stavano pensando di presentarmi al pubblico come “De André donna”.
Ho voltato pagina e ho iniziato a scrivere raccontini e poesie. Solo dopo sposata è esplosa la passione per i romanzi e i racconti lunghi.
Cosa rappresenta, per me, scrivere? Iniziamo col dire che sono trent'anni che combatto contro il mondo, e che con le mie sole forze, ben al disotto della soglia di povertà, ho dovuto tirare su due figli e mettere su casa (proprio nel senso di costruirla: chiodi, martello, cacciavite, fili elettrici, assi di legno e vernice). Partiamo dal fatto che qualunque cosa uno faccia senza esservi costretto, la fa per cercare di stare meglio: dall'iscriversi in palestra, al fare nuovi incontri, o al fare uso di alcool o droghe. Per bilanciare qualcosa che non ha il giusto equilibrio, o per creare una sorta di transfert psicologico e liberarsi di fantasmi e paure. I bambini piccoli disegnano quello che gli fa paura per buttarlo fuori da loro. Quando sono un pochino più grandi creano gli amici immaginari, e quando viene il temporale e il tuono li spaventa, abbracciano l'orsacchiotto e dicono a lui di non avere paura, perché tutto finirà bene.
Io ho creato Brian Black, e gli ho chiesto di cavarsela nelle situazioni più pazzesche, sul filo dell'impossibile, perché potessi riuscirci anch'io. 
Quanto al mio percorso in quanto autrice… huh, qui c'è da ridere! Che presa per i fondelli colossale! Vai su internet e decidi di partecipare a tutti i concorsi letterari che ti capitino a tiro. "Presenta il tuo racconto entro il giorno tot del mese tale". Tu glielo mandi e ti rispondono che è bellissimo, che sei bravissima, che sono sicuri di un grande favore di pubblico e critica.... e ti chiedono due, tre, o quattromila euro per pubblicare. Per avere in cambio cosa? Cinque centesimi a copia venduta. Ho detto proprio cinque centesimi, non è un errore di battitura! Non credo di potervi fare i nomi, ho idea che mi querelerebbero, ma se mi contattate in privato, vi faccio leggere i contratti! Il giorno dopo torni su internet e vedi che i concorsi in giro sono gli stessi, hanno solo posticipato la data di scadenza, e il gioco ricomincia. Selezionano il materiale migliore tra tutto quello che gli arriva; ma non rischiano niente, non investono niente, guadagnano tutto, e non ti danno niente.
La presa per il c... più grossa è stato un ennesimo concorso, un bel concorso a livello nazionale, a cui, oltretutto, dovevi pagare per iscriverti. Arrivo terza, e mi arriva la lettera di congratulazioni... con la richiesta di duemila euro per la pubblicazione! Meno male che avevo vinto, figurati se avessi peroso!
Editori disposti a pubblicarmi, ne ho trovati almeno una ventina, tutti belli entusiasti e lecchini. Tutti a pagamento, però. Tranne la Booksprint, la e-Pubblica, e la Youcanprint, che hanno fatto tutto gratis. Non li ringrazierò mai abbastanza, sono stati angeli!
Il mondo dell'editoria? Se non si danno una svegliata, mi sa che saranno i prossimi a suicidarsi per la crisi. Ovvio che la gente non legge! Entri in libreria e trovi solo criminali: Cesare Battisti, Amanda Knox, Raffaele Sollecito, Alberto Stasi, Renato Vallanzasca, Felice Maniero, le memorie di Salvatore Parolisi, quelle del comandante Schettino... ho visto qualcosa anche con la faccia di Bin Laden in copertina! Ma per farti pubblicare gratis da un grande editore, devi avere per forza ammazzato qualcuno?
La prima legge del marketing è che devi investire per avere dei ritorni. Se viene pubblicato solo quell'autore che ha duemila o tremila euro da spendere, indipendentemente dalla qualità di quello che ha scritto, e non è l'editore stesso ad investire nel materiale che ritiene più valido, il risultato è che quello che sta in libreria non interessa a nessuno. Non si comprano più libri? E che vi aspettavate?
Pubblichino gratis chi merita, non chi arriva dal Grande Fratello.
Gli e-book e il self publishing? Sì, adorabili. È che puoi pubblicare il più bel libro del mondo, ma senza pubblicità non venderai a nessuno, oltre che a tuo fratello e tuo cugino. Devono pubblicizzare chi merita. La pubblicità è il novanta per cento della vendita.

9.        Cosa ne pensi del panorama letterario odierno?
In America scrivono cose dinamiche: azione, movimento, ritmo incalzante, drammaticità, violenza, forza, passioni…
I romanzi italiani, in genere, sono storie d’amore noiose e banali, roba che potresti tranquillamente farti raccontare dalla comare vicina di casa senza neanche spendere soldi. Basta offrirle il caffè, e ti racconta di quelle cose… Oltretutto, la comare di solito racconta con un’enfasi, una drammaticità e un pathos, decisamente superiori agli scrittori attuali. Quante volte ho sentito persone affermare: “della mia vita si potrebbe scrivere un libro”. E hanno ragione: il più delle volte, quello che raccontano loro sarebbe davvero più interessante di parecchia roba attualmente in libreria!
A parte rare eccezioni, libri o film, in Italia si vedono solo faccende da pippe nel cervello di gente che non ha nessun problema e allora se li inventa, tanto per far finta di fare del dramma. Le sole cose d’azione sono sulla mafia. I personaggi della letteratura e della filmografia italiana (a parte poche eccezioni, ripeto) sono: lui, lei e l’amante. Tette, culi, e ragazze sotto la doccia. (Non sono affatto puritana, ma è la realtà, non si vede altro.) Pierino. Il prete. Il carabiniere. Il mafioso. Il dottore (già molto raro, i dottori in tv sono praticamente tutti americani, quelli italiani si limitano a dire “Si spogli” alla Fenech). Straordinario pensare che con tutta la nostrana passione calcistica, non ci siano film italiani “cazzuti” sul calcio (gli unici sono le commedie di Lino Banfi, con “L’allenatore nel pallone”), quando all’estero si vedono film tostissimi su ogni sport. Gli scrittori italiani “tosti”, all’americana, intendo, che scrivano roba movimentata e brillante, si contano ancora sulle dita di una mano. I film italiani “tosti”, idem. Non per osannare l’America, ma per criticare la povertà dei temi trattati nei film italiani, che nei cinepanettoni esprimono il massimo. Piccole perle tricolori che posso citare? Mi perdonino quelli involontariamente esclusi dall’elenco, ma così su due piedi, le perle sono ancora quelle del dopoguerra, con la Loren, Anna Magnani, Gino Cervi, Fernandel, Tognazzi, e di recente, Benigni e Tornatore. Che altro abbiamo, di interessante? Riguardo la fantascienza, poi, mi vengono in mente solo nomi americani. Mi dispiace, ma di italiano, non mi viene in mente proprio nessuno, sia per la letteratura che per il cinema.
Recentemente, alcuni giovani aspiranti attori e registi, hanno fatto un esperimento: riuscire a girare un cortometraggio sufficientemente valido da poter tranquillamente passare in tv, girandolo all’Ikea, all’insaputa di tutti, compresi i gestori e i commessi dello store. Ci sono riusciti benissimo. Non è che ci voglia molto…

10.    Cosa vorresti dire agli autori esordienti che non hanno ancora pubblicato?
Scegliere una persona che stia sulle scatole a tutti e farla fuori. Dato che l’unico modo di pubblicare un libro e avere pubblicità in tv, pare sia diventare un criminale… Ho saputo recentemente, dalla cronaca, di quel deficiente che ha ammazzato la prostituta e ne ha fatto un romanzo, pubblicizzato direttamente sul tg di Italia uno. Se non vi sentite di commettere un omicidio, sappiate che ha pubblicato anche Monica Lewinsky…
La tentazione sarebbe di rispondere: far un p… a qualcuno e poi ammazzarlo così da avere doppia possibilità di venire pubblicata gratis e con pubblicità.
Io non lo farò, comunque. Se volete leggere i miei libri, leggeteli, se no, fate quello che vi pare. se non mi vedrete in libreria, saprete che è perché non ho guai con la legge e non faccio p… al presidente degli Stati Uniti.
Cosa consiglierei ad un esordiente? Di imparare l’italiano. Anche la storia più bella del mondo, se non è scritta in modo appropriato e scorrevole, non si legge volentieri.
Di non farsi fregare dagli editori a pagamento.
Di crederci fino in fondo. Come diceva Paulo Coelho nel Manuale del Guerriero della Luce, “Il guerriero crede nei miracoli, e i miracoli cominciano ad accadere”.
O, come diceva Einstein, “la struttura alare del maggiolino rispetto al suo peso, lo rende inadatto al volo. Il maggiolino non lo sa, quindi vola lo stesso”. Lo diceva anche Dylan Dog, ma citare Einstein fa più figo.
O, come dicevo io, sapevo che fosse possibile, e lo facevo, senza chiedermi come e perché.

11.    Quali sono i tuoi progetti futuri? Qualche anticipazione sulle tue pubblicazioni?
Appena avrò un po’di tempo, cercherò di pubblicare “Black Diamond” e “Tutti i Doni del Buio”, secondi episodi, rispettivamente, di Fratelli e di Blado 457, l’altro mio romanzo già edito.
 “Tutti i doni del buio”, della serie post-atomica,  è pronto. “Black Diamond” è ancora da rivedere un attimino, ma in definitiva è pronto anche quello. Poi copierò gli altri cinque ancora scritti su carta, e finito l’ingrato compito, scriverò gli altri che abitano ancora nella mia mente, e che aspettano solo di vedere la luce…Sentirete presto parlare dei miei amici immaginari… sperando possano diventare  anche amici vostri!
Grazie a tutti per l’attenzione che avete voluto dedicarmi! Un bacio a tutti, e uno più grande a Connie, che mi ha dato questa grande e bella visibilità!
Erika Corvo.

Grazie Erika, per la tua simpatia e in bocca al lupo!


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